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La storia di Peppino Campagna: orsomarsese a Cuba

ORSOMARSO - “Non c’è differenza tra regioni d’Italia quando si è all’estero”. Così Loredana Benigni Llauger, cubana discendente di genitori toscani e catalani, sintetizza il clima di condivisione e spirito solidaristico che si respirava fra gli emigranti italiani che lasciavano i propri paesi d’origine per stabilirsi in ogni parte del mondo. L’occasione per approfondire l’argomento e riflettere su qualcuno dei mille aspetti segreti delle infinite storie di vita degli italiani nel mondo, lungo un arco di tempo che copre gran parte del Novecento, è stata offerta da un incontro svoltosi ad Orsomarso mercoledì 25 aprile scorso alle ore 17 nella sala convegni di Piazza Municipio, sul tema ‘’Emigrazione e presenza italiana in Cuba – La figura di Peppino Campagna’’.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione internazionale della pace, dal Circolo culturale B. G. Duns Scoto e dal Comune di Orsomarso e ha fatto registrare una notevole ed interessata partecipazione di cittadini orsomarsesi, la maggior parte dei quali ha conosciuto per la prima volta la figura e la commovente storia di un emigrante ‘’normale’’, Peppino Campagna, nato nel 1901, partito nel 1926 per l’Avana a Cuba dove ha trascorso tutto il resto della sua vita, fino al primo luglio 1980, quando è morto, con Orsomarso nel cuore.

I lavori, coordinati dal giornalista pubblicista Pio G. Sangiovanni, sono stati introdotti dal saluto del sindaco di Orsomarso Angelo Paravati, mentre le relazioni sono state svolte da Aurelio Napolitano, presidente dell’Associazione internazionale della pace, da Domenico Capolongo, direttore della collana di Studi storici ‘’Emigrazione e presenza italiana a Cuba” e da Loredana Benigni Llauger che da alcuni anni si interessa degli aspetti sociali ed economici dell’emigrazione italiana verso Cuba, attraverso ricerche in archivi e biblioteche, affinché, come lei stessa afferma, “non scompaiano nei gorghi della storia quelle manciate di povera gente che, a forza di sudore ed esempio, riuscirono a consolidare in Cuba nuove famiglie e professioni”.

Un intervento, quello della studiosa cubana, che ha tracciato la biografia di un figlio di Orsomarso esemplare nella sua semplicità e umanità, con una personalità ed un carattere tutto di un pezzo; affabile, moralmente irreprensibile, amabile e accogliente verso tutti, che fece del suo lavoro, quello di calzolaio (‘’zapatero’’ in spagnolo), una nobile arte che lo fece conoscere non solo ai suoi connazionali ma a tantissima altra gente della capitale cubana. Un uomo ‘’normale’’, appunto, che, oltre all’affetto incondizionato che nutriva per i discendenti dei Benigni di Pistoia in Toscana, per lui una seconda famiglia, ebbe nella sua vita due grandissimi amori che custodì gelosamente fino all’ultimo istante della sua esistenza: quello per la sua Orsomarso e l’altro, altrettanto profondo e segreto, per la sua Elvira. Due amori che si trasformarono in altrettanti desideri irraggiungibili, sogni coltivati con passione struggente e partecipazione totale, ma mai realizzati.

Un legame, quello con la senora Elvira, che si mantenne sempre fresco, puro e autentico, anche dopo il trasferimento di lei a Miami negli Stati Uniti, come dimostra un messaggio appassionato trasmesso dalla metropoli nordamericana il 6 febbraio 1972 nel quale Elvira manifesta il desiderio di trascorrere con Pepe (così lo chiamavano a Cuba) il giorno del suo compleanno. Un biglietto nel quale afferma di non poter vivere senza di lui, di pregare Dio affinché possa farli incontrare, in mezzo a tanti baci scambiati idealmente come due giovani amanti, a oltre 70 anni di età. Un amore agognato che rimase purtroppo tale, anche se Loredana Benigni Llauger avanza l’ipotesi che si trattò di un amore immolato da Peppino Campagna sull’altare dell’altro infinito desiderio di tornare nella propria terra, Orsomarso.

Un sogno, quest’ultimo, che sembrò essere sul punto di realizzarsi verso la fine degli anni Settanta quando, definiti i contatti con i familiari in Italia, tutto sembrava pronto per il ritorno a casa. Ma subentrarono dei contrattempi: un’operazione agli occhi seguita da prescrizioni mediche tassative e poi, improvvisamente, due mesi dopo aver compiuto gli 80 anni una serie di crisi ischemiche lo ridussero in fin di vita.

Nel tratteggiare il carattere di Peppino Campagna, la Benigni Llauger lo descrive riservato e di poche parole, ma non troppo per non consentirle di raccogliere un’ultima preziosa e amara confessione nella quale questo suo genitore adottivo, in una serena notte dell’anno 1980 le mostrò quello che lui stesso definì “i sui documenti del confino”: il passaporto, il libretto delle avvertenze per l’emigrante italiano e il coupon per il rimpatrio, tutti risalenti al lontano 1926 e che, più che toccare, racconta Loredana, sembrava accarezzare. E conclude di aver capito allora che Pepe, pur essendosi sentito felice e accolto dalla famiglia Benigni, aveva trascorso tutta la sua vita a Cuba da “sradicato e confinato”, mentre la sua vera e unica patria era sempre stata Orsomarso. “Ecco perché non si era mai sposato, né aveva mai formato una famiglia propria a Cuba”.

La testimonianza di Loredana Benigni Llauger, che è contenuta nel secondo dei sette volumi della collana di studi storici ‘’Emigrazione e presenza italiana a Cuba’’, diretta da Domenico Capolongo, ha toccato le corde più sensibili degli orsomarsesi davanti ai quali si è aperto uno spaccato dell’emigrazione probabilmente mai realmente conosciuto, o quantomeno vissuto in modo a volte distratto o assolutamente riservato e segreto, racchiuso nello scrigno dei ricordi più privati. I cittadini di Orsomarso presenti hanno inoltre scoperto, non con poca meraviglia, qualcosa che forse non immaginavano esistesse: che è possibile amare il proprio paese a tal punto da sacrificare qualsiasi altro progetto di vita che non lo veda presente e partecipe.

L’evento svoltosi ad Orsomarso, per unanime conclusione dei partecipanti darà sicuramente nuovo impulso alle ricerche storiche e di archivio sull’emigrazione, già si parla infatti di realizzare un museo che raccolga ogni sorta di materiale fotografico e documentario; insomma di dar vita ad iniziative operative che riescano finalmente a riannodare i fili delle centinaia di storie di vita di emigranti, tutti ‘’normali’’, come Peppino Campagna.

san. pio gio.
01/05/2007

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Fonte: http://www.abystron.org/expo/orsomarso/il-paese/storia-e-cultura/peppino-campagna.aspx
Data: venerdì 20 maggio 2022 - 09:51:07