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La storia di Luigi Gaetano Brancati. Dal sogno americano al sogno della pace nel mondo

ORSOMARSO - Gaetano Luigi Brancati è ritornato ad Orsomarso dopo 60 anni con un grande progetto e un sogno che, custodito nel cuore per un'intera vita, è diventato un bellissima realtà. Il Marchio della pace, un monumento da installare nelle città del mondo che serva a ricordare sempre ai popoli l'importanza della costruzione della cultura della pace come impegno e promessa di un mondo migliore per le future generazioni. La storia di questo affermato e prestigioso imprenditore che vive a San Paolo del Brasile può essere condivisa da migliaia di italiani nel mondo, ce l'ha raccontata lui stesso durante un toccante incontro che abbiamo avuto ad Orsomarso durante le scorse settimane.
Nato ad Orsomarso il 30 marzo 1937, Gaetano Luigi Brancati non ancora dodicenne, lascia l'Italia alla volta dell'Argentina dove si trasferisce con il padre, la madre, i due fratelli e la sorella. È lui stesso che racconta al colmo di una commozione che si trasforma in pianto a dirotto, i momenti tragici della guerra e del dopoguerra:

"Negli anni'40, la guerra ha ridotto l'Europa in uno scenario di insicurezza e di fame. Molti uomini hanno dovuto lasciare le loro famiglie e non sanno se ritorneranno alle proprie case".

In questo climadi paura, è nato e cresciuto Gaetano Luigi Brancati, che a 8 anni aveva soltanto un vago ricordo di suo padre.

"Mia madre è stata la vera roccaforte della famiglia, che ha saputo tenere sempre saldamente unita. Guidava la famiglia e ne garantiva la sopravvivenza. Ha mostrato una grande forza nel lavoro, infondendo coraggio, fede e speranza. Una grande lezione sul vero significato profondo della vita. Anche se il cibo era scarso, io lo condividevo sempre con gli amici per strada. È molto difficile non condividere con coloro che hanno fame".

Ecco come si descrive Gaetano Luigi Brancati:

"Ero un bambino triste, che aveva paura di crescere. Crescere significava andare alla guerra, rischiare di non tornare più o ritornare mutilati. Questo pensiero era un tormento. Anche se piccolo, il pensiero più forte era quello di sognare l'America, che rappresentava il paradiso della vita".

Ma al di là dei sogni, la realtà della guerra aveva ben altri colori e suoni:

"Nel paese di Orsomarso in ogni momento, giorno e notte, il rumore degli aerei, costantemente ricordava che non c'era pace".

Poi successe qualcosa di inatteso e di meraviglioso:

"Un giorno, il fragore dei motori fu seguito dal suono a martello delle campane. In un primo momento la reazione fu di paura. Improvvisamente si ebbe la chiara percezione che il grido della gente era di allegria. Corremmo tutti in piazza per celebrare il ritorno della pace. Piangevo, non capivo chiaramente ciò che stava accadendo. Era come se gli angeli avessero annunciato la Pace. La guerra era finita"!

L'incubo della guerra aveva lasciato il posto ai problemi drammatici della sopravvivenza quotidiana, ma c'era un grande vuoto che niente e nessuno avrebbe potuto colmare: l'assenza di suo padre, che però improvvisamente riappare. Ecco in poche parole tutta la drammaticità del ritorno dei reduci:

"Qualche tempo più tardi, durante il duro dopoguerra, si presenta a casa uno sconosciuto, che portava scritto sul proprio corpo i segni della sofferenza e di ogni sorta di maltrattamento. Era mio padre, che era tornato in vita".

Nella versione portoghese del sito http://www.marcodapaz.org.br/ il racconto mostra degli altri aspetti molto più realistici:

"Dopo la fine della guerra la vita ad Orsomarso continuava ad essere molto difficile, facevamo il bagno in una bacinella nella quale veniva versata l'acqua calda. Un giorno, mentre sua madre riscaldava l'acqua per il bagno e Luigi e il fratello erano sulla porta di casa, si presentò uno sconosciuto, li guardò ed entrò in casa. Suo padre era tornato a casa. Magro, maltrattato, pieno di pidocchi, irriconoscibile agli occhi dei figli".

Il ritorno del padre risveglia il vecchio ‘sogno americano' che si realizzerà di lì a poco, nel febbraio-marzo 1949 tutta la famiglia di Luigi Brancati parte per Napoli per l'imbarco sulla nave Santafè, ma il viaggio riservò tante sorprese ed imprevisti, dovettero raggiungere Genova in treno e, finalmente, salparono alla volta dell'America del Sud, Buenos Aires Argentina.

"Pochi anni più tardi lasciammo Orsomarso e l'Italia e andammo a vivere in Argentina. Era la realizzazione di un grande sogno. Fu tanta la gioia che sembrava fossimo arrivati in Paradiso. Nel 1970 insieme a tutta la famiglia ci trasferimmo in Brasile . Non ho mai dimenticato il periodo vissuto in Italia e in Argentina, ma a poco a poco anche San Paolo è entrata nel mio cuore diventando la mia seconda patria".

Vale la pena seguire i dettagli dei preparativi e del viaggio, così come li ha raccontati il protagonista.

"Gli anni che seguirono furono difficilissimi, perché mancava tutto. Il sogno di andare in America, per ricominciare una nuova vita, diventava sempre più forte e più chiaro nella nostra mente. Nel 1948, mio padre - che era un eccellente sarto - partì per l'Argentina per raggiungere alcuni parenti (voleva ricominciare una nuova vita, per assicurare a noi un'esistenza dignitosa), così il sogno di andare in America, cominciava a realizzarsi. Un anno dopo, finalmente arrivò la lettera di mio padre che ci chiamava (io, mia madre e i miei fratelli), così siamo andati in Argentina, per iniziare una nuova vita (io avevo appena 12 anni)".

Il racconto del viaggio ci dà l'idea di cosa significasse per una famiglia lasciare la propria terra e andare incontro a mille ostacoli. Una vera e propria odissea vissuta da gente inesperta e spaventata.

"Infinite furono le difficoltà e gli ostacoli incontrati per iniziare il nostro viaggio verso l'Argentina; la prima tappa la facemmo su un camion noleggiato per portarci nella città di Scalea, dove prendemmo il treno per Napoli e poi con la nave "SANTA FÈ"; durante il tragitto il camion ebbe un guasto e dovemmo improvvisare un piccolo carro su cui poggiare tutti i nostri bagagli. Ma non era finita! Eravamo giunti a Napoli, e il destino ci aveva preparato un'altra sorpresa. A causa di circostanze impreviste, fummo costretti a prendere un treno per Genova, perché la nave non sarebbe più partita da Napoli ma da Genova. Finalmente a bordo! ma le ‘'sorprese'' continuarono. Dopo molti giorni di navigazione, in pieno oceano, scoppiò un incendio sulla nave, che provocò la paura, il terrore e la disperazione di tutti i passeggeri. Fortunatamente l'incendio fu domato e giungemmo nel porto di Buenos Aires in un tempo record di 12 giorni nel mese di gennaio 1949".

La famiglia rimase sempre unita. Investiva parte delle proprie risorse in Brasile. Intorno al 1962, Luigi si reca di frequente in Brasile per gestire le aziende della famiglia. Spesso si fermava lì anche più di 90 giorni, fino a quando, nel 1970, decidono di stabilirsi in Brasile con tutta la famiglia. Luigi che aveva ricevuto il nome di battesimo di suo nonno Gaetano Brancati, in segno di riconoscenza verso quel grande uomo che era suo padre, al suo arrivo in Brasile modificò il suo nome, aggiungendo quello di suo padre, ‘'Luigi'', è diventato, quindi, Luigi Gaetano Brancati.

Ma insieme al sogno americano Gaetano Luigi Brancati andava coltivando nel segreto del suo cuore, in maniera quasi inconsapevole, un'altra grande idea, un progetto che desse forma e senso ad un'intera vita, non solo alla propria ma anche a quella di intere generazioni di ogni parte del mondo.

"Il trascorrere del tempo, non cancellava il ricordo vivo dell'inferno della guerra. Ogni anno che passava vedeva crescere nella mia mente il desiderio inarrestabile di diffondere la pace tra i popoli. Era necessario creare un simbolo che ricordasse all'umanità l'importanza di coltivare e costruire la pace. Ma non riuscivo a trovare il punto di partenza che trasformasse tutto questo grande desiderio in azione concreta".

Ma nell'anno 1999 ecco che improvvisamente, quasi per caso, la scintilla scoppia e diventa immediatamente progetto operativo.

"A causa della mia attività nella A.C.S.P. - Associação Comercial de São Paulo, trascorrevo molto tempo nella zona della città in cui sorgeva la chiesa del Pateo do Collegio. Sentivo che qualcosa mancava. Le campane non suonavano mai".

Questo ha fatto sì che la memoria che era stata registrata nella mente del bambino di 8 anni con l'eccitante suono delle campane della chiesa di Orsomarso alla fine della 2a guerra mondiale, è diventato un marchio costante nei suoi sogni.

Per lui era inconcepibile che le campane della chiesa non suonassero. Questo lo intrigava tanto che in uno slancio emotivo molto forte, misto di curiosità e rabbia, voleva sapere il motivo per cui ciò accadeva. Fu il direttore del Pateo, Padre José Fernandes, addolorato per quello che era successo, a riferire ciò che era accaduto. La campana della chiesa era stata rubata molti anni prima. In quel momento, Luigi fece una promessa a se stesso e al sacerdote, che avrebbe fatto tutto ciò che sarebbe stato in suo potere per collocare una nuova campana al suo posto. Contattò immediatamente la Fonderia di Campane Crespi e, insieme alla ACSP - "Associazione commerciale di São Paulo", si dissero pronti ad aiutare la Chiesa. A tempo di record la campana fu pronta. Non ci si sarebbe potuto aspettare niente di meglio.

L'immediato intervento di ricollocazione della campana al suo posto ed il ritorno del suo suono fa scoprire l'idea che era stata nascosta per tanti anni nel segreto del cuore di Luigi Gaetano.

"Dopo l'installazione sulla torre del Pateo do Collegio della nuova campana donata dalla ACSP - Associação Comercial de São Paulo, ho scoperto il simbolo che avevo sognato per 55 anni, il ‘Marco da Paz'. Ecco la prova che non dobbiamo mai smettere di sognare, di cercare".

Il simbolo del ‘'Marco da Paz'' è così composto:
La colomba che rappresenta l'annuncio della pace;
la campana che è la musica della pace;
l'arco che è il momento di passaggio verso un mondo nuovo;
i continenti che simboleggiano la fratellanza tra i popoli.

Il "Marco da Paz" è un monumento che vuole diffondere nei popoli del mondo l'importanza di costruire la cultura della pace. La promessa, l'impegno e la prospettiva per le future generazioni di un mondo migliore. Oggi il Marchio della Pace è una realtà che unisce le città e i loro abitanti. Le sue riproduzioni sono utilizzate come un trofeo nello sport per promuovere la pace.

Il primo monumento del ‘'Marco da Paz'' è stato eretto nel dicembre 2000 presso la chiesa del Pateo do Collegio a San Paolo e viene visitato ogni anno da migliaia di turisti, bambini e giovani studenti provenienti da ogni parte del mondo.
Il secondo simbolo della pace fu inaugurato il 10 ottobre 2003 a San Paolo al Barrio de Lapa e da quel momento il "Marco da Paz" ha varcato i confini nazionali ed ha iniziato il suo percorso in tutto il mondo.
A Hidalgo e Oaxaca in Messico; Mindoza in Argentina; In Costa Rica, Cidade - Puriscal; nel 2008 è arrivata a Nanjing in Cina ed è in fase avanzata di realizzazione a Buenos Aires in Argentina; a Nazareth in Israele, a Rio de Janeiro; Artigas in Uruguai; è in progetto anche in Italia, a Roma, Assisi e, perché no, anche ad Orsomarso.

Nel suo amatissimo paese natale, dove Luigi Gaetano Brancati è tornato dopo 60 anni, ha avuto incontri con il nuovo sindaco Paola Maria Candia, ha raccontato la sua storia ai suoi amici, parenti e coetanei, ma anche a tanti giovani e persone che la tragedia della guerra l'hanno ascoltata dai racconti dei genitori e dei nonni, o l'hanno letta sui libri e vista in televisione.
A tutti costoro Brancati, mentre versava lacrime miste di commozione, gioia e amarezza, si è rivolto richiamando i luoghi della memoria: la casa, il vicinato, la piazza, la chiesa, la torre dell'orologio, la grotta del paese dove ancora non era stata posta la statua della Madonna, il fiume, i grandi tagli indiscriminati che negli anni del dopoguerra spogliarono la valle dell'Argentino dell'intero patrimonio boschivo, portando un beneficio economico effimero mentre si apriva per centinaia di uomini e donne la strada dell'emigrazione, del "sogno americano" che appariva come un nuovo orizzonte luminoso, verso un futuro di speranza e di pace che guarisse col tempo le ferite della fame, della miseria, delle privazioni e delle violenze indicibili del secondo conflitto mondiale. Partire verso l'America voleva dire lasciarsi alle spalle un mondo terribile che era quasi riuscito ad uccidere anche in un bambino la speranza e la capacità di sognare.

Terminiamo questo breve exursus sulla vicenda umana di Luigi Gaetano Brancati ringraziandolo per la grande sensibilità e l'affetto dimostrato nei nostri confronti e per il grandissimo amore che continua a nutrire per il proprio paese natale, Orsomarso, dal quale lui è stato costretto a fuggire per inseguire un sogno che però sembra si stia realizzando, così come si percepisce dalle sue stesse parole.

"PAZ, palavra curta, forte, poderosa e necessária. Cada ser humano pode trazê-la consigo na mente e no coração. É condição essencial para encontrarmos o verdadeiro caminho da vida".
("Pace, parola piccola, forte, potente e necessaria. Ogni essere umano è in grado di assorbirla nella mente e nel cuore. E 'la condizione essenziale per incontrarci nel quotidiano cammino della vita").

" Que la FUERZA DIVINA ilumine el camino de la HUMANIDAD conduciendo el destino del MUNDO para una nueva VIDA, Fraterna y verdaderamente SOLIDARIA"
("Che la Forza Divina illumini il cammino dell'umanità conducendo il destino del mondo verso una vita nuova, autenticamente fraterna e solidale").

http://www.marcodapaz.org.br/

Pio G. Sangiovanni
26/07/2009

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Fonte: http://www.abystron.org/expo/orsomarso/2009/storie/luigi-gaetano-brancati.aspx
Data: domenica 19 novembre 2017 - 20:36:33