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I talenti affidatici per conseguire la nostra felicità e favorire anche quella degli altri

LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - È frase ricorrente che l'uomo è artefice del suo destino. È vero, ma occorre tener presenti due considerazioni previe. Innanzi tutto che la nostra micro-storia, inserita nella storia del mondo (macro-storia), non è un "destino", perché non è un percorso fatale che a noi spetta solo riprodurre, come gli attori che devono "rappresentare" un copione già scritto. La nostra "storia personale" ubbidisce pertanto non a una predeterminazione, ma ad una libertà individuale, quella di ciascuno di noi, e, tuttavia, non è un valore a sé, come se fosse slegata da tutto, ma è una realtà sempre dinamica e relazionale. Cioè: nasce, si sviluppa e si compie in una rete di rapporti con gli altri. Tra questi altri, un posto del tutto speciale spetta a Dio, artefice sia della nostra chiamata alla vita sia della nostra libertà. Entrambe sono collocate all'interno di un "progetto" che ha uno scopo preciso: la realizzazione della nostra felicità. Non siamo predeterminati per le singole opzioni che la vita stessa ci offre, siamo tuttavia continuamente invitati a volgerle verso il bene e verso il meglio sia per noi sia per gli altri con i quali interagiamo. Dio ci affida un compito, con tutte le possibilità di poterlo adempiere (sono i talenti del Vangelo di oggi), affinché possiamo compiere fino in fondo la nostra parte nel conseguimento della nostra felicità, ma non per danneggiare, ma piuttosto per favorire anche quella degli altri. Ne saremo capaci? Una garanzia ci viene offerta: quanto più resteremo inseriti nel progetto di Dio e nella sua visione della nostra vita, porteremo buoni frutti (versetto dell'alleluia).

PREGHIERA
Restare attaccati a Te, Gesù, per portare frutti
facendo sviluppare i talenti che Tu m'hai donato,
è questo il segreto per non invecchiare e poi perire
né di rimpianti né mai di rimorsi.
Ma io oggi Ti vorrei dire Grazie,
non già per i doni a me dati,
ma perché TU sei il Dono più grande
di cui stento a capacitarmi:
tanto elevata e tanto profondamente
piantata nel cuore d'ogni cosa
è la Tua presenza come dono
che continuamente si perde e si ritrova.
Non so davvero quanto frutto e quanta rovina
venga da ciò che io faccio,
ma una cosa so, Signore buono e tuttavia esigente,
ed è che con tutte le mie forze
cercherò di aggrapparmi a Te,
nascondendo il mio capo
come tra le fronde di un alberello,
che mi ricorda il Tuo Regno,
venuto su un seme quasi invisibile,
e che ora offre riparo nella notte
mentre brilla di luce in pieno giorno. Grazie! (GM/16/11/14)

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5) - Alleluia, alleluia. Rimanete in me e io in voi, dice il Signore, chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia.

Vangelo di Matteo (25, 14-39). - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"».

16/11/2014

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Data: mercoledì 5 agosto 2020 - 21:44:50