
PALAZZO DEL QUIRINALE 21/10/2026 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di consegna delle insegne di cavaliere dell'Ordine "Al merito del lavoro".
"La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione".
ECCO DI SEGUITO UNO STRALCIO DEL DISCORSO
«Le prospettive dei giovani sono, com'è evidente - ben sappiamo tutti -, cruciali per determinare l'evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita.
Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell'impegno a progettare il futuro.
In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili.
Lo ha sottolineato il Presidente della Federazione, Salerno, che ringrazio molto per le considerazioni che ha proposto e per questa sottolineatura: dobbiamo dar vita a condizioni per rendere attraente ai giovani il ritorno.
Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi adeguatamente realizzare.
La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione.
Si tratta di una questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società.
È tema che influisce anche sulla nascita di nuove imprese. Il 2025 si è concluso con un saldo positivo: è un segnale incoraggiante.
Le imprese generano valore ma non fanno tutto da sole.
Hanno bisogno di un terreno fertile nel quale far maturare i progetti. E centrale è il capitale umano, costituito da persone poste nelle condizioni di esprimersi al meglio e di essere libere dal bisogno.
Occorre uno sguardo di ampia visione che, accanto alle necessarie scelte congiunturali, si proponga strategie adeguate nel farsi carico del malessere, del senso di insicurezza per il futuro che sovente i giovani avvertono, del timore di asservimento o di emarginazione.
Tanto più in questi tempi così tumultuosi e incerti.
Insensate guerre di aggressione, delegittimazione del diritto internazionale, barriere protezionistiche, politiche neo-imperialistiche, l'insicurezza delle rotte marittime, rincari dell'energia che ne sono derivati e che alimentano l'inflazione, pretese neo-monopoliste: tutti questi dissennati fenomeni stanno producendo effetti gravemente negativi sulle catene del valore, sulla libertà dei commerci e si riflettono sulle stesse libertà del nostro modello di vita, con cosiddetti magnati, insofferenti alle regole della comunità, siano esse statuali o sovranazionali, con assurde inaccettabili pretese in settori nevralgici della vita internazionale.
È tema, quello dei monopoli, che si ripropone periodicamente - ora in nuovi ambiti come quelli delle tecnologie satellitari e dell'intelligenza artificiale - e su cui è tutt'altro che improprio riflettere, visto il peso crescente che hanno assunto nella nostra vita quotidiana.
Soccorre la battaglia di Luigi Einaudi alla Assemblea Costituente, quando chiese di introdurre, lui - proprio perché liberale - un emendamento al testo in discussione che stabilisse come la legge non potesse essere - propose testualmente - "strumento di formazione di monopoli economici; ed ove questi esistano li sottopone a pubblico controllo a mezzo di amministrazione pubblica delegata o diretta".
Osservava, il futuro primo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, che i monopoli sono responsabili di disoccupazione e disuguaglianze, indicandoli "come origine più profonda e vera dei mali sociali".
Il controllo dei monopoli è, cioè, libertà, e le norme nazionali e comunitarie servono a questo scopo.
I fattori esogeni e il loro impatto richiamano ancora di più l'attenzione degli imprenditori a visioni lungimiranti.
Diversamente, gli aspetti di vulnerabilità della nostra economia, messi in evidenza recentemente dal Centro studi di Confindustria, dal costo dell'energia, all'inflazione, ai bassi salari, al deficit complessivo di produttività, sono destinati a influire con effetti pesantemente negativi.
La prospettiva, anche quanto a dimensioni - ne siamo ben consapevoli- è quella europea.
È la crescente integrazione dell'Unione europea la chiave della crescita di competitività, della difesa e del potenziamento di una civiltà i cui valori oggi appaiono minacciati.
Lo sapete bene, le vostre imprese lo avvertono e siete parte dirigente in questo processo.
L'Europa è cultura, coscienza, ideali, e si nutre dei motori che la spingono dall'interno delle società e delle economie.
Nelle fasi di incertezza occorre il coraggio dell'innovazione.
Non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa, della nostalgia "del bel tempo andato" che non può tornare, ammesso che effettivamente esistesse.
Il tempo dell'innovazione richiede certamente coraggio e visione del futuro.
Molte imprese dimostrano di non avere timore e, in questo atteggiamento rendono un servizio al Paese che deve sapientemente saperle accompagnare in questo sforzo.
Lo sviluppo del futuro richiede sostenibilità economica, ambientale, sociale.
La protezione sociale e il welfare sono parte essenziale dello sviluppo: l'inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo.
La Repubblica, Presidente Salerno, vi è riconoscente per il vostro lavoro, per la consapevolezza e la responsabilità che esprimete nel vostro ruolo.
Nei momenti difficili bisogna porre le basi di nuove, migliori stagioni.
A questo siamo oggi chiamati.
Auguri ai nuovi e ai più anziani Cavalieri del Lavoro.
Buon lavoro a tutti voi!»
0 commenti.
Per visualizzare lo spazio commenti è necessario accedere al sito.