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Padre Alex Zanotelli e l'inferno di Kogorocho

“Sono sceso all’inferno e anche lì ho trovato Dio”. Non è il titolo ad effetto per qualche iniziativa pubblicitaria, al contrario è l’affermazione molto efficace con la quale venerdì 23 gennaio ’04 padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, direttore della rivista ‘’Nigrizia’’ che per un decennio, dal 1984, è vissuto a Kogorocho, una delle infinite, per estensione e miseria, baraccopoli di Nairobi in Kenia, ha parlato della propria esperienza. L’incontro si è svolto nella sala consiliare del Comune di Scalea ed ha visto la partecipazione del teologo don Giovanni Mazzillo e di alcuni giovani rappresentanti dell’associazione Puntopace che da alcuni mesi porta avanti, a Tortora, un’esperienza di ricerca e di fede sui valori universali della pace e della solidarietà fra i popoli con l’obiettivo di creare le condizioni di una crescita individuale e collettiva nel contesto più generale della comunità in cui vive ed opera il sodalizio.
Molto immediato e senza mezze misure l’intervento di padre Zanotelli il quale ha disegnato uno spaccato molto preciso di quelle che sono le condizioni di vita di una delle baraccopoli della capitale keniota dove il 60% della popolazione vive in condizioni di assoluta povertà ai margini di un mondo che tenta di ignorarli. Il missionario comboniano ha sviluppato il proprio ragionamento partendo proprio dalla sua scelta, in coerenza con il dettato evangelico, di condividere la condizione degli ultimi e degli emarginati, in un luogo dove l’essere umano è offeso e umiliato dalle forme più impensabili di violenza, mortificazioni e privazioni. Un luogo che una certa mentalità perbenista guarda con distacco e colpevole indifferenza trincerandosi, magari, dietro comodi luoghi comuni che darebbero la colpa di tutto ciò non ai ben definiti perversi meccanismi della società consumistica, ma alla ineluttabilità del destino umano che creerebbe fatalmente queste stridenti contraddizioni. Niente di tutto ciò, ha spiegato padre Alex Zanotelli, il quale non ha esitato a chiamare per nome quelli che sono i grandi responsabili delle tante bolgie infernali sparse nelle periferie delle moderne metropoli dei vari Sud del mondo, ben nascosti da sguardi indiscreti, dove nessuna guida consiglia di andare.
Posti che comunque ci sono, dove migliaia di uomini vengono costretti a vivere nella più indicibile condizione di degrado morale e materiale, dove si rovista nelle discariche di rifiuti alla ricerca di qualcosa da mangiare; dove l’unica prospettiva delle ragazze che hanno la sfortuna di esservi nate è quella di darsi alla prostituzione lungo le strade urbane per tornare, infine, malate di Aids nella baraccopoli dove le attende una morte lenta ed inesorabile. Eppure, in questo inferno, dice il comboniano Alex Zanotelli, c’è Dio. Lo si ritrova scolpito nei volti degli ammalati terminali, nei loro occhi grandi che sembrano comunicare che è proprio quello il posto in cui c’è assoluto bisogno della sua presenza. Ma la testimonianza autentica di questo missionario che sembra incarnare pienamente un rappresentante delle cosiddette “minoranze abramiche”, non trascura di indicare un percorso per uscire fuori da questo inferno che rischia di inghiottire tutta l’unanità: è la strada della pace vera, di una umanità che fa diventare tabù ogni guerra, che promuove uno sviluppo sostenibile nel rispetto dell’equilibrio dell’ecosistema, che s’impegna per sconfiggere la miseria e la povertà attraverso un uso più equo delle risorse. Cosa si può fare affinché ciò avvenga? Padre Alex Zanotelli indica come strumento fondamentale l’educazione, ma un’educazione che riesca finalmente a rendere l’uomo libero dai mille condizionamenti esistenti e capace di guardare al mondo e al futuro con occhi nuovi. Un’utopia? Forse! Ma è l’unica strada possibile per evitare che l’uomo possa dirigersi a passi sempre più rapidi verso l’autodistruzione

(san.pio.gio.)
03/02/2004
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