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Sei in /Mondo/2008/M. L. King 40 anni dopo/Ossessione Fbi

Dagli archivi l'ossessione Fbi per M. L. King

WASHINGTON - Negli archivi dell'Fbi resta ancora sigillato materiale che il Bureau riteneva compromettente su Martin Luther King, ma nuovi studi sui documenti resi pubblici fino a oggi dimostrano l'ossessione che gli investigatori federali avevano per il reverendo nero. Secondo David Garrow, uno studioso premio Pulitzer che da anni si occupa di King, l'Fbi nel cercare di rintracciare - inutilmente - indizi di legami tra il leader nero e i comunisti, "in realtà ci hanno lasciato una documentazione che prova quanto fosse altruista e credesse realmente di essere al servizio degli altri". Garrow ha analizzato per la Cnn gli archivi dell'Fbi, a 40 anni dall'assassinio a Memphis del protagonista delle lotte per i diritti umani.

J.Edgar Hoover, il leggendario direttore del Bureau, aveva un odio personale per King, come dimostrano le note lasciate sui rapporti riservati che riceveva dai suoi agenti. In gran parte, si trattava secondo Garrow di disprezzo per aver scoperto dettagli imbarazzanti della vita sessuale del reverendo. L'Fbi risulta aver registrato almeno un incontro tra King e un'amante in un albergo di Washington, ma i nastri resteranno sigillati fino al 2027, in base alla decisione presa da una corte nel 1977. E' proprio la conoscenza di vari dettagli sugli amori di King, secondo gli studiosi, ad aver spinto Hoover a lasciare note indignate scritte di proprio pugno sui documenti già resi pubblici dall'Fbi. Hoover definì "stupefacente", per esempio, che il Papa avesse "dato udienza a un degenerato del genere".

I media americani, nel tornare a dare un'occhiata agli archivi dell'Fbi in occasione del quarantesimo anniversario del delitto di Memphis, hanno fatto emergere una nota interna successiva al celebre discorso 'I have a dream' dell'agosto 1963. L'Fbi definiva all'epoca King "il leader negro più pericoloso ed efficace del paese". Un mese prima, nel luglio 1963, era stato il ministro della Giustizia Robert Kennedy ad autorizzare l'Fbi a spiare King e a installare microspie dovunque, per verificare che non avesse legami con il partito comunista. Vista la "delicatezza di questo particolare problema", aveva scritto Bobby Kennedy, era importante che l'Fbi agisse con grande cautela e riferisse direttamente al ministro. I Kennedy, pur avendo dato un ampio credito a Martin Luther King, volevano essere sicuri di potersi fidare di lui. Oppure, secondo interpretazioni meno benigne, volevano avere come Hoover informazioni su di lui utilizzabili anche come strumenti di pressione.

Ansa - » 2008-04-04 11:17
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