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La Buona Scuola rispetta le regole, sempre e comunque *

ITALIASCUOLA - Le ultime uscite della titolare del Dicastero di viale Trastevere ("Non dimentichiamo che un insegnante deve essere innanzitutto un buon insegnante. Più che valutare il merito bisognerebbe che ci fossero procedure trasparenti che permettano anche di licenziare chi non fa bene il suo lavoro"), hanno provocato un coro di reazioni critiche ed allarmate da parte dai rappresentanti delle organizzazioni di categoria, finite anch'esse nel mirino della Ministra Stefania Giannini ("La scuola che vogliamo deve essere una scuola che si mette in gioco. Perché non l'ha fatto fino ad ora? Non so, forse perché molto sindacalizzata").

Quello che preoccupa nella ridda di annunci e dichiarazioni quotidiane che riguardano la nuova, ennesima "riforma della scuola", è l'estrema leggerezza e a volte la grossolanità di giudizi sommari lanciati all'indirizzo di coloro che ogni giorno, in condizioni difficilissime e spesso drammatiche, fanno funzionare questa istituzione, riuscendo, nonostante tutto, a conservarle dignità e decoro. La sensazione che si ha, di fronte a certi proclami, è quella di assistere al trionfo del qualunquismo più deteriore che sembra emergere da pulsioni irrazionali che si vorrebbero placare evocando ad ogni piè sospinto gli istinti forcaioli (il poter licenziare), come se non ci fossero già le norme a prevedere diritti, doveri e sanzioni.

Non sappiamo però che tipo di attenzione i legislatori riservano a problematiche profonde come le patologie legate allo stress e al burnout, che investono il personale docente, quello che, come si suol dire, "tira la carretta". A tale proposito uno studio del Britain's Office for National Statistics conferma quanto già emerso da ricerche internazionali e nazionali e cioè che la gestione degli alunni, il dover prendere continue decisioni, l'ambiguità del ruolo, i vincoli temporali da rispettare, fanno salire a livello vertiginoso le possibilità per i docenti di incorrere nel burnout. Mentre però in nazioni come la Svizzera si prendono provvedimenti con norme che possono in qualche modo prevenire il burnout, in Italia, nelle linee guida della Buona Scuola, non si trova nessuna misura che vada a contrastare lo stress lavorativo nella vita degli insegnanti. È vero, il Testo unico sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro, D. Lgs. 81/08, interviene anche in questo ambito, ma tutti sanno che nella realtà siamo ancora all'anno zero e che il problema va affrontato a partire dal fatto che a livello europeo, i docenti italiani vanno in pensione in età molto più avanzata.

*  Pubblicato su AND (Associazione Nazionale Docenti)

Pio G. Sangiovanni
19/10/2014
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