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Il voto referendario e la difficile scelta di tanti cittadini fuori dagli schemi

REFERENDUM - Ormai ci siamo! Oggi chiusura della campagna elettorale-referendaria con gli appelli e i contrappelli di protagonisti e figuranti non proprio equamente distribuiti fra Si e No, mentre gli italiani all'estero hanno già depositato la loro volontà nelle urne dei consolati. Un confronto dai toni molto aspri, senza esclusione di colpi, anche se spesso si è avuta la netta sensazione che si sia privilegiata la polemica fine a se stessa invece della critica puntuale nel merito del quesito e dei contenuti della riforma, sulla quale sono chiamati ad esprimersi gli italiani.

È apparso chiaro a tutti che l'obiettivo di alcune forze politiche o singoli esponenti schierati per il No, più che i contenuti specifici della proposta, era piuttosto quello di "mandare a casa" l'inquilino di Palazzo Chigi ed il suo governo, con buona pace della sorte della Costituzione e degli italiani. Infatti molti difensori della Carta nata dalla Resistenza e dall'antifascismo, avevano già in passato espresso in modo per niente rispettoso l'opinione che la Legge fondamentale della Repubblica andasse radicalmente modificata in quanto vecchia e soprattutto perché ispirata alla costituzione dell'ex Urss. Miracolosamente a pochi anni di distanza gli stessi personaggi si scoprono estimatori totali della Costituzione e gridano al rischio dittatura qualora dovesse passare la modifica oggetto di referendum confermativo. C'è da chiedersi se l'hanno letta veramente o se semplicemente l'hanno sempre ignorata e la tirano in ballo soltanto in funzione della loro convenienza politica del momento.

Intanto, sullo sfondo degli appelli e contrappelli, durante tutto questo tempo è ripresa la solita manfrina in politichese puro che richiamava possibili "larghe intese" e nuovi tavoli di "riforme condivise" e, fatto davvero incredibile, senza necessariamente prevedere le dimissioni dell'attuale Presidente del Consiglio. Come a voler dire, "poi ci metteremo d'accordo". Un gioco fin troppo scoperto che non è certamente sfuggito a tanti cittadini che non ci hanno impiegato molto a vedere scorrere i titoli di coda di un vecchio film della politica italiana, che raccontava della inconcludente pagina della bicamerale.

Di fronte a questi giochini davvero poco edificanti monta anche un certo senso di rabbia, rispetto a quello che potrebbe essere lo scenario di lunedì 5 dicembre 2016, quando potrebbero presentarsi gongolanti e orgogliosi del loro successo proprio molti dei responsabili dello sfascio dell'Italia e della mortificazione della sua Costituzione, calpestata e vilipesa per anni. Ma proprio questi personaggi vorrebbero mostrare la loro nuova verginità politica con la patente di aver salvato la Carta più bella del mondo. Dopo il danno anche la beffa!

E allora che fare? Una cosa molto concreta innanzitutto: andare a votare e farlo solo e soltanto secondo la propria coscienza, la propria storia e con una prospettiva di futuro. La riforma proposta non soddisfa e non piace a molti di quelli che l'hanno letta, quindi sarebbe naturale respingerla, se non fosse che una tale scelta significherà restituire verginità politica a tutti coloro che per anni la Costituzione della Repubblica Italiana l'anno calpestata e affossata.

Pio G. Sangiovanni
02/12/2016
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