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20/05/2018
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Dopo due mesi dai trionfi elettorali niente di nuovo sotto il sole

FATTI E MISFATTI - Trionfo e fallimento dei populismi e dell'antipolitica.

Verrebbe da dire "come volevasi dimostrare", ma non è per niente il caso di fare della facile ironia sulla miseranda inconcludenza dei tanti paladini del nuovo e della strombazzata Terza Repubblica, nata e morta nel giro di due mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento Italiano. Purtroppo lo spettacolo che si presenta agli occhi esterrefatti del cittadino comune, è davvero deprimente e continua a riproporre una ritualità indegna di un paese civile, politicamente avanzato e culturalmente moderno: il dato elettorale è stato acquisito e invece di attivarsi in ogni modo per dare in tempi brevi un governo all'Italia, mettendo mano alle riforme e al cambiamento epocale preannunciato con tanta enfasi trionfalistica che ha convinto la maggioranza degli elettori, i vari Di Maio, Salvini, Meloni e Berlusconi, si sono avvitati in contrapposizioni sterili, infantili e inconcludenti, che hanno messo a nudo la loro reale inconsistenza politica e di spessore istituzionale.

Si arriva al paradosso che ancora oggi gli stessi soggetti continuano ad usare i toni verbosi, aggressivi e violenti della campagna elettorale senza pensare che ormai quella fase è terminata il 4 aprile 2018 e che in un paese normale, nel quale per giunta è nata la politica, come scienza e arte, ci si sarebbe aspettati un atteggiamento serio e dialogante, in cui i vari leader si sarebbero affrettati a superare le innegabili lacerazioni e divergenze programmatiche per formare un governo e passare, finalmente, dalle parole ai fatti. Invece abbiamo assistito ad una estenuante sequela di tatticismi e prese di posizioni che, nonostante la paziente e saggia gestione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha lasciato le cose in una situazione di assoluto stallo, con la reale prospettiva che si torni al voto addirittura in piena estate (si parla già dell'8 luglio). In una cosa tuttavia i vincitori delle elezioni si sono distinti, dimostrando in questo caso sì, solerzia, rapidità e scientificità di metodo nello spartirsi in modo sistematico tutte le poltrone delle cariche di gestione dei due rami del Parlamento. Per il resto, l'interesse ed il bene del Paese, il reddito di cittadinanza, la lotta all'immigrazione clandestina, la scuola, la sicurezza e la legalità contro ogni forma di violenza e criminalità, possono attendere.

Un quadro davvero desolante ma che non deve sorprendere più di tanto, infatti è la logica conclusione di una pseudocultura e di atteggiamenti qualunquistici e demagogici che per anni si sono affermati ai vari livelli, utilizzando slogan farneticanti e fake news attraverso le velocissime autostrade social, che hanno creato un clima aggressivo di caccia alle streghe nel quale i nuovi paladini del cambiamento si sono presentati con ricette miracolistiche e mirabolanti, ma altrettanto irresponsabili e truffaldine. È stato il trionfo dell'antipolitica e del populismo che ha ingenerato attese e speranze esagerate nel popolo italiano, già messo a dura prova da anni di crisi profonda, sia economica che di prospettiva socio-esistenziale in senso più generale.

Ma come succede sempre in questi casi, l'antipolitica è la strada maestra per vincere a man bassa, per carpire la buona fede della gente, poiché è molto brava a parlare alla pancia e non al cuore o al cervello delle persone, ma poi quando tutto il rito della campagna elettorale si è concluso, a bocce ferme, si rivela assolutamente incapace e inconcludente nel passare all'azione. L'antipolitica è capace di scatenare gli istinti più bassi e repressi di ogni individuo, ma non sarà mai in grado di reealizzare relazioni positive e costruttive, fondate sulle regole del rispetto e della buona educazione, semplicemente perché non è nel suo DNA, non è prevista nel suo statuto genetico. Eppure sarebbe giusto ed interessante vedere all'opera questo piccolo esercito di nuovi inquilini dei palazzi del potere, non fosse altro che per farli misurare con la prassi quotidiana del governo dei problemi di tutto il Paese. Invece, salvo qualche imprevedibile e improbabile risveglio di buonsenso, gli stessi protagonisti continueranno a recitare istericamente la loro parte di accusatori dei nemici del loro progetto e della loro immacolata condotta, nella speranza di poter accendere ancora di più gli animi dei loro elettori-vittime, considerati, evidentemente, semplicemente ciechi seguaci del loro verbo infallibile e non teste pensanti in grado di ragionare, discernere e scegliere.

Naturalmente questo stato di cose non è piovuto dall'alto con l'imprevedibilità di un evento naturale, non è il frutto dei capricci del destino, ma è sicuramente il risultato dell'assenza della politica, di quella nobile arte che ormai da troppo tempo è diventata pura e semplice gestione del potere fine a se stesso, basato su logiche clientelari, corrotta e corruttrice allo stesso tempo, che non ha risparmiato nessun livello territoriale. Qui non si tratta di tornare indietro ripristinando un modello romantico o classico allo stesso tempo, del civis che ha a cuore il bene della collettività come fine ultimo del proprio impegno e del suo stesso essere uomo. Al contrario, è proprio questa la vera rivoluzione, la prospettiva di un nuovo umanesimo per il futuro: pensare e agire per costruire relazioni sociali e culturali solidali che mettano a nudo e superino le logiche ed i calcoli meramente economici di un mercato globale che ha reso l'uomo schiavo della sindrome del consumatore, in una società caratterizzata non dalla ricerca di beni durevoli e sicuri, ma all'affannosa rincorsa verso prodotti da acquistare in nome di un continuo cambiamento che esclude ogni valore e nel quale l'unica certezza sono i rifiuti e gli scarti da smaltire, fra i quali si vorrebbero includere anche gli affetti e sentimenti più autenticamente umani.

Pio G. Sangiovanni
07/05/2018
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