|
|
Sei in /Rubriche
RUBRICHE
29/01/2012
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Dio mantiene sempre le sue promesse. Quella contenuta nella prima lettura riguarda "un profeta" futuro, il quale sarà punto di riferimento determinante per il popolo di Dio. Possiamo considerarla pienamente realizzata nella persona di Gesù, che inizia la sua attività come il Profeta che annuncia la venuta definitiva del Regno di Dio. La potenza della sua Parola è tale, che attraverso di essa egli guarisce gli uomini da ogni forma di oppressione. La sua è vera e propria opera di liberazione da tutto ciò che opprime non solo il corpo ma anche l'animo dell'uomo. Ciò ha il suo inizio non al di fuori, ma al di dentro della sinagoga, cioè nel luogo di culto più sacro, dopo il tempio. Verso la fine della sua vita Gesù purificherà anche il tempio. Per ora inizia a purificare gli esseri umani , cominciando dalle sinagoghe. Anche la nostra attività di cristiani deve seguire il suo esempio e la sua prassi. Dobbiamo chiedere di essere liberati e, a nostra volta, dobbiamo annunciare e realizzare la liberazione dovunque ci troviamo.
22/01/2012
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - L'annuncio di Gesù di allora è lo stesso anche oggi: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino!». Due cose intanto sono fondamentalmente cambiate: la comprensibilità del concetto di "Regno di Dio" e il bisogno effettivo di esso nelle attese generali degli uomini. Una cosa non è cambiata, né cambierà mai: la nostra inestinguibile ricerca di felicità: felicità integrale e duratura. Ma è proprio qui che si può e si deve innestare l'autentico e rivoluzionario dinamismo cui fa riferimento la seconda parte dell'annuncio: «Convertitevi e credete nel Vangelo». «Convertitevi! (metanoeîte)» indica infatti cambiare rotta e il seguito indica la direzione verso la quale rivolgersi: «credete al Vangelo (euangelion)!». Il problema si sposta così sul significato del lieto annuncio in esso contenuto. Per noi non ci sono dubbi: Vangelo è proclamazione di uno stato e di una situazione di felicità completamente nuovi ed inattesi. È una felicità che Dio annuncia e ...
15/01/2012
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Il giovane Samuele si sente chiamato da Dio in uno dei luoghi del tempio. Solo dopo che Dio ha pronunciato per tre volte il suo nome, comprende di essere anche convocato. Chiamato e convocato, per rinnovare il patto di Dio con il popolo di Lui, che era anche il suo popolo. Sua madre l'aveva condotto e lasciato in quel tempio perché stesse al servizio di Dio. Ma proprio Dio gli affida il compito di mettersi al servizio del popolo per tutta la durata della sua vita. Anche nel Vangelo odierno si tratta della vocazione. Questa riguarda i primi discepoli di Gesù, che sono chiamati a seguirlo. Ma questa volta Gesù sembra proprio non abitare in un tempio, ma piuttosto, in un luogo imprecisato, dove invita i discepoli a seguirlo, per trascorrere con lui un certo lasso di tempo.
06/01/2012
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - C'è per tutti un momento in cui si passa ad una nuova e definitiva fase della vita. Nella maggior parte delle culture il passaggio è rappresentato dai riti di iniziazione. Qualunque sia il simbolismo ad essi collegato, il significato è unico: la consacrazione ad un compito per la comunità, per la famiglia o in genere per gli altri. Venendo in questo nostro mondo, Gesù ne adotta anche il simbolismo vigente ai suoi tempi. Si reca dal Battista per essere "battezzato", cioè immesso fin in fondo - come esprimeva il rituale della totale immersione del corpo - nella sua condizione di inviato e di messia. Come afferma il Battista, Gesù battezzerà in "Spirito Santo" (en pnéumati agìō). È lo stesso Spirito che riceve uscendo dall'acqua e che si rende visibile in forma di colomba. Alla luce del Vangelo di Giovanni, Egli è «l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo», ma anche colui sul quale si vede «lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui» (Gv 1,29- 34). Da qui scaturisce la riflessione che la consacrazione battesimale di Gesù è come indicata da...
01/01/2012
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Gli uomini hanno da sempre desiderato di vedere il "volto" di Dio. Non si tratta di curiosità, ma di nostalgia di Colui al quale ci sentiamo di appartenere perché proveniamo da Lui. Qualcosa di simile a ciò che prova il figlio adottivo, quando vuole conoscere il volto dei suoi genitori naturali. Proprio a Natale il volto di Dio si rivela nel volto di Gesù, che paradossalmente ha però le sembianze e i lineamenti del volto di un essere umano, cioè di sua Madre Maria. La Madre di Dio, di cui ricorre la festa, ci ricongiunge con l'immagine di Dio, quella da cui proveniamo e quella che in modo singolare si trovava in lei.
24/12/2011
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - «Durante la veglia di guardia dei pastori c'è l'apparizione degli angeli. Con la scelta di questi destinatari si può non solo alludere al fatto che Dio si manifesta agli uomini poveri e semplici, ma forse anche al fatto che Dio stesso è il buon pastore che veglia sul suo popolo. La magnificenza di Dio circonda i pastori sui campi. Come nella prima lettura (Is 9,1ss) le tenebre e la luce sono collegate insieme. Nel cuore della notte e proprio nel mezzo della landa delle tenebre risplende la luce, la luce del Signore circonda gli uomini. Che cos'altro può significare ciò se non che i pastori vengono afferrati nella gloria del Signore? Il cielo si apre a loro ed essi vi stanno, per così dire, in mezzo. Concorda con ciò anche il canto di lode delle schiere celesti, che congiunge insieme di nuovo cielo e terra. L'annuncio della natività dischiude per pastori un'esperienza "sconvolgente". È nato il Salvatore, il Kyrios e propriamente "oggi" e "per voi". La salvezza promessa è qui. Molto singolare e direttamente disincantante, dopo tanta gloria, è il segno indicato ai pastori: "un bimbo che, avvolto in fasce, giace in una mangiatoria". Nell'antichità il luogo di Dio è unito sempre con la grandezza e lo splendore.
17/12/2011
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - L'invito a gioire, rivolto domenica scorsa a tutti (chaÍrete), lo ritroviamo oggi nell'annunciazione (chaÎre). Maria è invitata a rallegrarsi più che con un saluto (come tradotto dalla parola latina Ave!), con un verbo all'imperativo, avente il senso di una lieta notizia. La stessa che già nel cosiddetto protovangelo della Genesi annunciava la sconfitta del serpente, simbolo del male (Gen 3,15). Alla nascita di Gesù saranno invitati alla gioia anche i pastori e quanti in un modo o in un altro entreranno in contatto con lui. Intanto c'è bisogno che Gesù entri nel mondo in una maniera umanamente plausibile. E ciò avviene attraverso la collaborazione di Maria, che accetta il compito di essere madre all'interno di un progetto avente come fine la felicità degli uomini. Sarà Lei stessa, secondo le indicazioni del messaggero di Dio, a dare il nome a Gesù, facendo ciò che faceva normalmente il padre in ogni famiglia.
|
|