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Se esistono gli orchi

È durata esattamente un mese la speranza di trovare vivo il bambino Tommaso. Era una speranza elementare, basica, legata alle viscere di ciascuno: perché qualunque persona si sia, qualunque identità e cultura si indossi, agli orchi non vogliamo credere, anche se esperienza e ragione ci dicono che gli orchi esistono, eccome. Ed era una speranza vera, che riusciva a passare intatta perfino in mezzo a quell'ambiguo, invadente format (inevitabile?) che le televisioni, ahimè quasi tutte, allestiscono attorno ai casi più duri e dolorosi della cronaca. Da Vermicino a Cogne.

Ma Tommaso era già morto. Pare per causa di quella pulsione (procurarsi denaro) che riesce a costruire orchi esattamente come la pulsione sessuale: il bambino serviva a ricattare il padre ed aprire le casse di un ufficio postale. Doveva essere un sequestro-lampo, un sequestro particolarmente disgustoso.

Disgustoso perché l'ostaggio era nel nostro mondo da appena una manciata di mesi, diciotto, il tempo che serve a muovere i primi passi e pronunciare le prime parole. Non c'è genitore italiano che in questo momento non calcoli, con puro strazio, le tappe della vita che sono state negate a Tommaso, ricalcandole su quelle dei propri figlioli. I giochi, i capricci, le scuole, la prima socialità, le prime solitudini, insomma la vita che cresce e fa crescere.

L'apparente ragione della soppressione di Tommaso (il pianto, l'insostenibile, sorgivo, sacro pianto dei piccoli) rende, se possibile, ancora più mostruosa la figura dell'assassino, dapprima causa efferata di quel pianto terrorizzato, poi della sua interruzione violenta. Tanto che adesso, a caldo, si avverte la giustificata ira della collettività, e pare di sentirne la voce mentre domanda se esista una punizione commisurata al crimine. Sono proprio questi i casi nei quali la suggestione della pena di morte ingigantisce, e si rinforza di ragioni profonde, non facilmente riducibili a pura emotività.

Ora sarebbe davvero triste se un lutto profondamente collettivo, un vero lutto nazionale, dovesse diventare pretesto di una ennesima polemica politica. Dopo un mese di congetture e di sospetti (che hanno investito anche la famiglia Onofri), meglio sarebbe se tutti, ritenendoci per una volta degni di essere una comunità, dedicassimo a Tommaso l'innocente un pensiero più adulto, dunque più paterno e pietoso, chiedendoci se esiste un minimo bandolo, dentro la violenza del mondo, che consenta di impedire alle persone grandi di infierire su quelle piccole: o almeno di sapere che, facendolo, perdono il diritto di appartenere alla famiglia umana.

Perché sono tanti i bambini che spariscono e non tornano più, vittime di tare sessuali o di traffico d'organi e altri commerci ignobili, o di vendette familiari idiote e criminali, oppure i bambini uccisi da madri inette e impreparate, o da padri violenti e deragliati, i bambini uccisi o violati in famiglia e i bambini rubati all'abbraccio della famiglia, oppure ancora, allargando lo sguardo, i bambini ammazzati (a milioni) dalla fame e dalla sete, o vittime delle guerre.

E sono tanti gli orchi, non sempre evidenti e ripugnanti come questo qui, gli orchi feroci oppure orribilmente distratti che muovendosi per il mondo calpestano e triturano i bambini con gli stivaloni osceni dell'avidità o del potere o dell'odio religioso e politico.

Dal turismo sessuale al terrorismo, dal fanatismo religioso che fascia di tritolo le costole dei ragazzini e colpisce alla cieca, dai bombardamenti indiscriminati sulle case dove i bambini dormono e giocano, lo scandalo della morte dei bambini per mano adulta è reiterato e infinito, è una storia lunga come la Storia. (E una delle cose che mi vengono in mente, adesso, non so se per consolazione o risarcimento o distrazione, è rileggere Elsa Morante...)

Tommaso fa pensare anche a questo, è anche per questo che gli italiani hanno palpitato e sofferto e oggi abbassano la testa desolati. Tommaso fa pensare ai bambini, a tutti i bambini. È un bambino usato da adulti come cosa, come pegno, come straccio. Di altri, anche in Italia, si è perduta ogni traccia, e non si sa se vivano riciclati come refurtiva, rubati ai genitori e al loro destino, o siano seppelliti in qualche boscaglia, come nelle favole più tenebrose e come nella cronaca più insopportabile.

Bisognerebbe che la pietà fosse almeno all'altezza della rabbia. Per una volta.

M. Serra (Repubblica.it)
02/04/2006
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