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Orsomarso: il paese

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Orsomarso, una breve storia, Abystron 2005

Nota sul copyright: l'opuscolo è liberamente scaricabile; ne è concessa la distribuzione e la copia a tutti unicamente nella sua forma integrale, senza modificarne il contenuto testuale e l'impaginazione grafica.


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Incastonato fra le rocce e immerso in boschi di macchia mediterranea, Orsomarso è un antico paese della provincia di Cosenza, situato alla confluenza di due fiumi, il più grande dei quali, l'Argentino, da il nome alla famosa Valle, un vero gioiello del Parco Nazionale del Pollino. Il Mar Tirreno, sul litorale denominato Riviera dei Cedri, dista circa 15 chilometri.

 

CENNI STORICI

Le origini sono molto antiche, dal punto di vista dell'etimologia, tutti gli studi rimandano ad una radice comune "ABYSTRON" che era l'antica colonia Achea situata sulla prospiciente fascia costiera.

Il termine comunque è annotato in un documento del vescovo di Policastro risalente al X secolo, anche se la parte riguardante la Torre dell'orologio, il castello e l'ex convento, riconducono all'epoca della conquista della Calabria da parte dei Romani. Dopo la vittoria su Pirro a Benevento (275 a.c.) i Romani con a capo il console Curio Dentato, consolidarono la loro espansione spostandosi a Sud e occupando i territori attualmente appartenenti alla Lucania e alla Calabria.

I Romani si trovarono a combattere contro un popolo audace, che abitava sulle montagne; si dovettero, così, costruire delle roccaforti man mano che l'esercito avanzava. Quella che si può ancora vedere sul costone roccioso dell'Orologio è, probabilmente, una di queste.

All'anno 1042 risale invece il documento riguardante la definizione di una controversia per la definizione dei diritti di proprietà su alcuni territori ricadenti nell'area mercuriense. Del collegio giudicante faceva parte fra gli altri lo spatarocandidato imperiale "Oursos Marsos" che era in quel momento il Tur- marca dell'Eparchia del Mercurion. Secondo lo storico Venturino Panebianco in età normanna, avrebbe dato il suo nome latino al nucleo urbano intorno al castello. Ma potrebbe anche essere il contrario. 

In epoca alto medievale importanza fondamentale assume anche per Orsomarso il monachesimo greco, divenuto poi noto come Basiliano. L'arrivo dei monaci coincise con l'avanzata dell'Islam in Asia Minore e in Egitto e con la persecuzione iconoclasta degli imperatori d'Oriente a partire dal VI sec. d. C.

Il periodo di maggiore splendore e diffusione del monachesimo greco si ebbe intorno al X sec. e interessò una vasta area geografica in territorio calabro - lucano, detta appunto Eparchia Monastica del Mercurion. Testimonianze di questa importante presenza sono i ruderi sparsi un po' ovunque nel territorio e in particolare la chiesetta di S. Maria di Mercuri con il caratteristico abside rivolto a Est, la chiesa di S. Sofia (oggi dedicata a S. Leonardo), la grotta - santuario di S. Michele o dell'Angelo, ma anche i numerosissimi toponimi di evidente derivazione bizantina. Nel corso del medioevo e fino al periodo napoleonico, la terra di Orsomarso ebbe alterne vicende: Nel 1262 la fortezza , insieme con il casale di Mercurio, fa parte dei possedimenti di Martino e poi di Bertuccio Vulcano, gia signori del castello di Abatemarco, sito presso l'odiena S.Maria del Cedro. Mentre il feudo di Orsomarso appartiene a Costantino Minutolo successivamente nominato Genarale dei Balestrieri del re Carlo I d'Angiò.

Mercurio farà parte di Orsomarso il 21 settembre del 1439, allorquando venne elencato tra le terre e i castelli compresi nella contea di Lauria che Alfonso d'Aragona conferma a Francesco Sanseverino. A Francesco successe Barnaba Sanseverino a cui nel 1489 venne sequestrato da Francesco II il solo feudo di Orsomarso, che venne venduto a Perrotto Bisach. Si ha notizia che nel 1538 Barnaba, figlia di Perrotto, porta in dono Orsomarso a Silvestro Tomacello. Nel 1580 Orsomarso venne venduta al Marchese don Ferrante Alarson per 35.000 ducati.

Il 1613 è l 'anno in cui i Sanseverino venderanno il feudo di Abatemarco e con esso, quello di Orsomarso a Gian Pietro Greco. Di questo signore si sa che si trovo' coinvolto in una sollevazione popolare, provocata dalle pesanti tassazioni imposte dal re di Napoli. Nel 1668 il feudo, che comprendeva Grisolia, Rione Abatemarco, Cipollina, Ursomarso e Marcellino, passa ad Andrea I° Brancati di Napoli. La famiglia Brancati ne terrà il possesso fino alla eversione della feudalità.

Pio G. Sangiovanni
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