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RECENSIONI. Il cammino del mio tempo nei versi di Paqualina La Greca

La poesia come specchio per rappresentare e raccontare frammenti della propria vita, come scorci di paesaggi dell'anima colti nel momento in cui accadevano. Potrebbe essere questa la definizione conclusa dei versi di Pasqualina La Greca, pubblicati nella raccolta significativamente intitolata "Il cammino del mio tempo" e pubblicata nel mese di settembre 2016 nella collana "Gli Emersi" della Aletti Editore.

L'autrice, maestra emerita nelle scuole dell'infanzia del suo paese natale Santa Domenica Talao e poi di Scalea nell'alto Tirreno cosentino, in Calabria, presenta le sue poesie con la stessa immediatezza, semplicità e spontaneità che ha evidentemente usato nella sua lunga e paziente carriera di educatrice di intere generazioni di fanciulli, che si affacciavano alla vita scolastica e della comunità del piccolo borgo di origine, portando con sé le proprie piccole storie, mescolate a quelle dell'intera famiglia di provenienza. Un misto di viva curiosità, timori, paure, reticenze ma anche luminose speranze stampate nei loro occhi scuri e malinconici.

Toni pacati e disarmanti nella loro genuina rappresentazione che si proiettano, come in uno specchio, nei disegni che corredano le pagine del libro quasi a voler descrivere, raccontandola con le immagini, un'esperienza di vita intensa, vissuta nell'incontro e a volte scontro aspro, con i quotidiani accadimenti, nei quali quasi sempre la linea di confine fra la sfera pubblica e quella strettamente privata, fra l'essere maestra, cittadina, figlia, sorella e mamma, non è così netta e definita e finisce per invadere, contaminandolo, l'intero spazio e tempo dell'esistenza.

Immagini e parole che sembrano sbocciare in modo spontaneo, con quella disarmante semplicità che è la caratteristica tipica dell'età dell'innocenza e che fluiscono in modo pacato arrivando a toccare la sfera dei valori e dei sentimenti umani come l'amicizia, la speranza, la pace, l'amore per il proprio paese, una fede genuina e quasi immacolata, ma anche la sofferenza e il dolore lacerante di fronte all'ineluttabilità ed incomprensibilità degli accadimenti che si abbattono come uragani a scompaginare il cammino del vivere. Sofferenze e lacerazioni che nelle parole dell'autrice, tuttavia, non cedono mai il posto ad una cieca disperazione, quanto piuttosto ad una pacata e quieta rassegnazione velata di malinconia.

Pio G. Sangiovanni
27/06/2017
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