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RECENSIONI. Cassano di Giuseppe La Padula. Oltre mezzo millennio di storia di un popolo

♦ Nel mese di maggio 2015 è stato pubblicato il libro "Cassano. Storia di un popolo dal 1500 ai giorni nostri", il cui autore, Giuseppe La Padula, è stato per molti anni docente di Storia e filosofia al Liceo Classico Satriani di Cassano allo Ionio, dove ha contribuito alla formazione di un laboratorio di Storia del territorio che ha trovato in "Simposio", periodico della scuola, un valido strumento di divulgazione e confronto critico. Stampato a Soveria Mannelli da Rubbettino print per conto di "cittàcalabriaedizioni", il volume si presenta in una veste grafica ben curata e di facile lettura, con un ricco e puntuale apparato di note poste alla fine di ogni capitolo, che rappresentano un valido supporto per orientare in qualsiasi momento sia il lettore smaliziato nella materia storica, ma anche colui che non abbia particolare familiarità con essa. Un lavoro affrontato con metodicità e rigore scientifico, che pone al centro una accurata ricerca documentaria, con particolare riferimento a testimonianze molto spesso inedite, rinvenute negli archivi pubblici e privati della città stessa, da quello dell'antichissima diocesi alle carte della famiglia Serra, che per qualche secolo ne ha retto le sorti politiche ed economiche. Un lavoro di ricerca che sovente si è spostato negli archivi di Stato di Cosenza e Napoli, senza tuttavia perdere di vista il quadro offerto da tanti studiosi che nel corso dei secoli si sono cimentati con la ricostruzione delle vicende che hanno determinato i destini di questa terra; il tutto affrontato con l'atteggiamento dello storico rigoroso che rispetta la fonte, ma la sottopone al vaglio critico, senza rinunciare a rilevare e correggerne eventuali lacune o vizi interpretativi.
La storia di Cassano realizzata da Giuseppe La Padula sembra rappresentare, allo stesso tempo, una sfida ed un punto di arrivo di un percorso costruito nel tempo, durante lunghi anni di studio e di impegno nelle aule scolastiche, come docente, nell'esercizio della professione "più bella del mondo", ma anche nello spazio di un vissuto quotidiano attento a cogliere l'evolversi dei fatti nelle sue dinamiche complesse, con lo spirito di chi vuole svegliare le coscienze, soprattutto delle giovani generazioni, attraverso la pratica e l'abitudine a coltivare lo spirito critico. Il senso della sfida sta però nel fatto che La Padula si è voluto misurare con la storia del proprio paese, che equivale a dire confrontarsi con fatti e personaggi che in qualche modo si sono intrecciati anche con la propria vita, esercitando inevitabilmente una certa forza di condizionamento. Ed in questo senso il "cassanese" Giuseppe La Padula ha dimostrato di saper essere un vero storico, che ha mantenuto sempre dritta la barra del rigore scientifico, procedendo nel percorso lungo mezzo millennio di storia patria senza mai scadere in giudizi sommari o in qualche forma di partigianeria, non rinunciando, tuttavia, ad esercitare il proprio diritto di critica militante, soprattutto quando si è trattato di porre l'accento su alcune delle emergenze storico-architettoniche (vedi p. e. centro storico di Cassano), rispetto alle quali non ha esitato a richiamare in modo garbato, ma fermo, alle proprie responsabilità chi è investito di funzioni istituzionali.
Altro importante dato che emerge dalla lettura dell'opera dello storico cassanese, consiste nel fatto che questo libro riesce ad uscire dalle logiche a volte anguste, tipiche delle cosiddette "storie locali", al contrario riesce a far viaggiare il lettore con la piena consapevolezza del "particolare" e dell'"universale", per dirla con Guicciardini, autore che sembra particolarmente caro a Giuseppe La Padula. È come se i dettagli spesso minuziosi dell'affresco dipinto con abile maestria, fossero sempre inseriti in una splendida cornice altrettanto curata e mai scontata, che tiene legati i fatti attribuendo a ciascuno un senso compiuto, riconducibile anzi a ragioni più grandi, alle quali riesce a dare un proprio contributo, piccolo o grande che sia. Una lettura dei fatti che, oltre a grandi storici meridionali come ad esempio Giuseppe Galasso, tiene sicuramente conto della lezione della storiografia francese delle Annales e di quella "lunga durata" di cui fu appassionato cantore Fernand Braudel con i suoi studi sul Mediterraneo, in un'epoca cruciale che segna il passaggio da una società ancora profondamente condizionata da logiche di tipo feudale, alla moderna "economia mondo" ed al suo "villaggio globale".
Un atteggiamento, quest'ultimo, che viene perfettamente chiarito dall'autore nell'introduzione: "Nella ricostruzione degli eventi abbiamo ritenuto indispensabile richiamarci ai contesti storici più ampi in cui sono maturati e si sono svolti; un confronto dialettico tra il micros e il macros, «piccolo» e «grande», «periferia» e «centro», una contestualizzazione, quindi, che richiama necessariamente la storia del Regno di Napoli e alcuni momenti del più vasto contesto internazionale, in cui i «destini» stessi del Regno vengono definiti e decisi, finendo per intrecciarsi con quelli del nostro territorio, fino alle vicende che hanno determinato l'Unità d'Italia e a quelle post unitarie. In sostanza, guardare l'albero, ma non perdere di vista la foresta".
Un'altra sfida e una scommessa, a mio avviso onorevolmente affrontata e vinta da Giuseppe La Padula in questo libro, è stata sicuramente quella di aver voluto terminare la sua trattazione con gli avvenimenti della "Cassano attuale", che sono stati delineati in uno spazio relativamente breve; atteggiamento significativo di chi sembra non voglia assolutamente sottrarsi ai suoi doveri di cittadino ed intellettuale impegnato hic et nunc, come lui stesso si era preoccupato di avvisarci precisando il senso del suo "progetto di rivisitazione e comprensione del passato": "Si trattava di evitare la deriva della retorica e della esaltazione dei ricordi o l'edonistico compiacimento di quanto era stato fatto, ma col perdere di vista i problemi legati al nostro tempo, che ci incalzano e si presentano ogni volta in modo nuovo e più complesso. L'obiettivo, in definitiva, era certamente quello di recuperare la conoscenza consapevole di ciò che eravamo, di ciò che siamo diventati, ma con la prospettiva di guardare avanti e interpretare al meglio, e in modo consapevole, le nuove sfide di una realtà in continuo mutamento".
È un chiaro invito e, contemporaneamente, un pressante appello al recupero pieno e corretto delle proprie radici e della propria storia, nella consapevolezza che un popolo che non ha memoria, non ha storia, e non ha futuro.

Pio G. Sangiovanni
13/08/2015
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La copertina del libro
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