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Delitto perfetto: Vittima è la libertà di stampa

ITALIA - Delitto perfetto. Vittima la libertà di stampa. Tremonti taglia i fondi a 229 testate. Un delitto perfetto. Quanto di più esplicito per definire i tagli all’editoria apportati dalla manovra economica, che presto verrà licenziata dal governo Berlusconi. A stigmatizzare in maniera davvero indignata questo ennesimo attacco della maggioranza alla democrazia, una democrazia che si esprime anche attraverso il pluralismo dell’informazione, attaccata duramente nella sua funzione e nella sua capacità di sopravvivere in pace e liberamente, è Vincenzo Vita, senatore del PD, durante il suo intervento al Senato.

I tagli apportati dalla mano pesante del solito e ormai ripetitivo Giulio Tremonti, super ed efficientissimo ministro dell’Economia del depressivo governo Berlusconi, soprannominato “Giulio mani di forbice”, sono davvero molto gravi, non solo per l’entità, circa 357 milioni di euro per il 2009 e il 2010, ma soprattutto perché colpiscono quelle testate che normalmente non possono usufruire delle risorse fornite dalla pubblicità e quindi sopravvivono grazie ai contributi dello Stato. Si tratta di 229 testate definite no profit, in pratica cooperative o collegate ai partiti con accesso ai contributi diretti. Il governo parla di semplificazione ma come spiega il senatore Vita è “un delitto perfetto quello che si cela nell’articolo 44, bonariamente dedicato ad un eventuale regolamento di delegificazioni,che in verità, con riferimento all'articolo dei tagli (art.60) riguarda l'alleggerimento di circa un terzo delle già molto magre risorse dedicate all'editoria, in un Paese che ha una prevalenza schiacciante della televisione generalista classica (il duopolio RAI-Mediaset)”.

Una vicenda quindi particolarmente grave e triste perché è un altro modo silenzioso e di soppiatto da parte del governo di mettere il bavaglio all’informazione, un’informazione che potrebbe contribuire a far ragionare le persone. E come osserva giustamente ancora Vita, se si associano ai tagli sferrati in genere alla cultura, all’istruzione, alla ricerca sembra un delitto ancora più perfetto “contro i saperi e la conoscenza e certamente contro la libertà d'informazione. Si cancella per di più, in questo articolo, il carattere di diritto soggettivo dei contributi diretti per l'editoria cooperativa, non profit, dei giornali delle minoranze linguistiche, degli italiani all’estero e di partito”. Anzi aggiunge “si plafona un fondo che dunque va a scemare e tendenzialmente a morire, mentre rimane assai viva e fruttuosa per i grandi gruppi editoriali quella parte delle risorse del fondo dell'editoria più generale che va ai contributi indiretti, le agevolazioni tariffarie e quant'altro, che ai grandi gruppi editoriali, per la verità, poco servirebbero”.

“229 sono quindi le testate che rischiano la sopravvivenza e tra queste figurano, solo per citarne alcune, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto’, il ‘Corriere mercantile’, ‘La Voce di Mantova’, ‘Liberazione’, ‘Il Secolo’, ‘la Padania’, ‘, ‘Europa’, ‘Cittadino Oggi’, ‘Corriere di Forlì’, ‘Nuovo Corriere’, ‘Bari Sera', ‘Rinascita’, ‘Salvagente’, ‘Carta’, ‘Cronaca’, ‘AREA’, ‘Corriere Nazionale’, Metropoli Day’, ‘il Riformista’, ‘Il Foglio’ e ‘Aprile’. Non solo quindi viene colpita l’informazione ma anche chi ci lavora perché con i tagli sono a rischio come sempre i posti di lavoro di giornalisti, grafici, redattori, tipografi e tutte quelle professionalità legate all’editoria.

A questo punto appare come una presa in giro la votazione, avvenuta all’inizio di luglio in Commissione Cultura alla Camera, quando la maggioranza votò con l’opposizione un emendamento in cui richiedeva di “escludere qualsiasi riduzione delle risorse destinate ai contributi diretti”. Con questa manovra si esplicita chiaramente l’intenzione del governo Berlusconi di minare ancora una volta il campo dell’informazione, anzi per usare le stesse indignate e amareggiate parole del senatore Pdl Alessio Butti, per mettere “seriamente nei guai decine di giornali venduti in edicola, che hanno migliaia di abbonati e occupano centinaia di giornalisti”. Un delitto perfetto, dunque, che, come osserva acutamente Vita, “non è mai perfetto del tutto e in genere viene punito”. L’augurio per il prossimo futuro è che “il governo possa essere punito per questa iniziativa,assai iniqua e francamente lesiva di un fondamento della democrazia, qual è la libertà di informazione”.

Con questi gravissimi tagli, ripete Giovanna Melandri, ministro delle Comunicazioni nel Governo Ombra del PD, "il governo, oltre a non affrontare i gravi problemi che attanagliano il paese, ha, nella sostanza, avviato la cancellazione del pluralismo culturale e politico della carta stampata italiana". e per questa ragione, annuncia la Melandri, "il Partito Democratico ha già espresso, nelle sedi parlamentari competenti, la propria contrarietà a tale provvedimento". Inoltre il ministro ombra delle Comunicazioni rileva che "nella stessa maggioranza, però, vi sono delle perplessità rispetto a questa misura, e a questo punto si augura "che alla ripresa dell'attività parlamentare si possa porre rimedio al grave danno provocato dal governo".

Fonte: Partitodemocratico.it - 1 agosto 2008
02/08/2008
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