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Scuola e società: un rapporto sempre più problematico?

ITALIA SCUOLA - Ritengo che il saggio Società della conoscenza? Realtà e ideologie (in scuolaoggi.org) costituisca una delle riflessioni più lucide e più argomentate che Franco De Anna abbia scritto ultimamente. Ricercare i nessi che corrono tra ciò che è la realtà della "nuova" Fiat, intesa come avanzato paradigma di una futura contrattazione nel mondo del lavoro (per certi versi con la miopia di Cisl e Uil, ma per altri con l'inconcludenza della Fiom, a mio parere), e tutte le sviolinate sulla società della conoscenza, sulla "svolta "delle competenze (sviolinate di cui, sono anch'io una sorta di corifeo), e sulle magnifiche sorti e progressive che queste dovrebbero garantire, mi sembra che sia una operazione più che sacrosanta! Sono nessi difficili da trovare e da ricercare e mi sembra che De Anna su questa questione non solo abbia azzardato, e di molto, ma abbia anche trovato interessanti coincidenze e contraddizioni.

La sua tesi è che la "società della conoscenza" sia più nelle buone intenzioni di tutti coloro che, in ambito Ue soprattutto, ne hanno a lungo dissertato, da Delors ad oggi, che nella realtà del concreto mondo della ricerca e del lavoro. Da un lato assistiamo allo sfruttamento bestiale di una manovalanza (altro che... manualità!) tutta rimessa ai sempre più numerosi immigrati: nessun contratto, nessuna continuità, nessuna tutela, e paghe da fame, quando effettuate! Dall'altro abbiamo un sindacato largamente assente su tale questione, più preoccupato, e per certi versi... giustificatamente, per le grane provocate ai suoi iscritti da un neocapitalismo rampante di cui un Marchionne è solo la punta avanzata! Si profila una globalizzazione che disloca aziende e lavoro e globalizza così nuove forme di sfruttamento a cui è difficile opporre le tradizionali armi di cui il movimento operaio da sempre dispone! Non a caso, in un mio recente scritto accennavo al fatto che questo nuovo sottoproletariato di colore, senza più patria né nazione, e ancora senza una coscienza di classe, indifeso ed incapace di promuovere lotte collettive e mirate, dovrebbe essere capace nel tempo - quanto lungo? - di esprimere un "Di Vittorio nero"!

E, se la società della conoscenza è più una pia intenzione che una realtà, che dire della "svolta delle competenze" nei diversi sistemi di istruzione dei Paesi avanzati, e non solo nel nostro? D'altra parte, i conti, almeno sulla carta, sembrano tornare: la società della conoscenza richiede conoscenze generalizzate, diffuse, avanzate! Non più fini a se stesse, ma finalizzate! A che cosa? Alle competenze! Alle competenze di tutti e di ciascuno. Quindi non si tratta di ripetitivi e standardizzati "saper fare", secondo una tradizione tayloristica, ma di competenze debitamente personalizzate. Com'è noto, i critici delle competenze sono molti e, d'altra parte, sono molti i loro sostenitori. Io stesso sono per la svolta delle competenze: pur sapendo che su questa tematica circola più aria fritta che un corredo di corrette informazioni e indicazioni operative. E tra i sostenitori c'è anche il Miur, anche se, nonostante il profluvio dei documenti con cui si avvia a settembre il riordino del secondo ciclo, ancora non riesce a dare indicazioni credibili e condivisibili, soprattutto da parte di un gran numero di insegnanti per i quali abbandonare la lezione per le attività laboratoriali sarà cosa molto dura!. E il Miur si appresta alla svolta delle competenze anche per il primo ciclo, stando almeno alle ultime notizie ufficiali al proposito. La storica svolta, quindi, non sarà cosa facile. In altre parole, stando all'ipotesi di De Anna, alla illusione della società della conoscenza fa pendant l'incertezza di una scuola delle competenze!

Ma le cose stanno veramente così? In altre parole, il pessimismo di De Anna - almeno così mi sembra di avere rilevato - è veramente fondato? Non so e non ho gli strumenti di informazione né quelli personali di elaborazione per poterlo sostenere o contraddire! Lo dico io, che sulle competenze mi sono sprecato da tempo e mi spreco, convinto che la scuola non possa non fare la sua parte per rispondere ad esigenze assolutamente nuove che una società ricca di conoscenze, anche se non "della conoscenza", esige ogni giorno di più. Ma sono anche convinto che la battaglia per "fondare" una scuola delle competenze non possa essere vinta solo nell'ambito dell'istruzione. Questa, infatti, non è una variabile indipendente, anche se non è detto, per il suo altissimo tasso di diffusione (innalzamento dell'obbligo in tutti i Paesi ad alto sviluppo, apprendere per tutta la vita, le sfide di Lisbona), che costituisca soltanto la sovrastruttura di cui i concreti rapporti economici costituirebbero la struttura portante.

Tuttavia, le argomentazioni che De Anna, a mio avviso, dovrebbe riprendere e giustificare con maggiore ricchezza di approfondimenti ci riconducono a riflettere sui rapporti che corrono tra società e scuola, tra lavoro e istruzione, tra economia e competenze professionali, e di cittadinanza, anche, caratterizzanti e fondamentali per tutti i cittadini bianchi e di colore dell'Ue di oggi e di domani. Si tratta di un rapporto che alcuni decenni fa scoprimmo e approfondimmo sull'onda delle suggestioni di un Dewey e degli approfondimenti di un Bruner: e non fu un caso che negli anni Settanta giungemmo a quei Decreti delegati che avrebbero dovuto sancire e promuovere fecondi rapporti tra la scuola come istituzione e come spazio della e per la comunità.

Oggi le problematiche sono molto diverse e trascendono il limite della territorialità, se non della stessa nazionalità. Le spinte che si muovono versus e pro la scuola sono complesse ed eterogenee. Non valgono le semplificazioni ottimistiche di una scuola a "spazio aperto", perché le pressioni di uno spazio che si fa sempre più ampio e contraddittorio sono sempre più forti. Le suggestioni di De Anna a questo riguardo sono estremamente significative e ripropongono con termini del tutto nuovi una tematica, quella dei rapporti tra istruzione ed economia, tra competenze e lavoro tutta da approfondire: ciò per evitare le facili banalizzazioni per cui l'incremento di competenze sempre più avanzate incrementerebbe il mercato del lavoro e... viceversa!
E allora, avanti con gli approfondimenti: la questione non è affatto da poco!

Maurizio Tiriticco
23/08/2010
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