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Il Liceo che verrà. Spunti per una riflessione sulla scuola

di Paola Molesini Paola Molesini*

Il susseguirsi di bozze, seppur nella loro provvisorietà e precarietà, delinea ormai un sostanziale quadro di quella che è la proposta di "riforma" del sistema liceale italiano. In questo breve contributo non si vuole effettuare una disanima della proposta né illustrare i cambiamenti, quanto piuttosto fornire alcuni spunti/domande (senz'altro non esaurienti) per una riflessione che coinvolgerà le scuole, i loro Collegi e anche l'utenza, come destinataria di un servizio formativo essenziale per la crescita umana e sociale.

«Quale profilo in uscita, quale idea di liceo? - Nella Bozza del Regolamento del 1° giugno 2009 (art.2) è indicata l'identità dei percorsi liceali, che viene poi approfondita nell'articolazione del curricolo e quindi nelle indicazioni nazionali, riferimento per le scuole autonome. Vi sono interessanti novità, come l'introduzione del Linguistico, del Musicale e Coreutico e dell'opzione tecnologica per lo scientifico, una maggior caratterizzazione scientifica per quest'ultimo, ma dall'analisi delle tipologie e dei quadri orari non sembra emergere un'idea generale per una "vera riforma" quanto piuttosto una logica tesa a "non disturbare" idee consolidate di "scuola liceale", dove sembra manifesto un gioco di spostamenti di ore, mantenendo sostanzialmente le discipline.

A parte il Linguistico non è previsto, per esempio, lo studio sistematico di una seconda lingua nel corso del quinquennio (se non quell'accenno all'insegnamento di una materia in lingua straniera), cosa che ci porrà ancora al di sotto degli standard degli altri Stati europei. E, seppur sia vero che per acquisire strumenti culturali e metodologici non occorre "riempire" di materie, è anche vero che questa sarebbe stata una buona occasione per affrontare almeno uno studio generale del Diritto e dell'Economia, come discipline specifiche: l'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione nell'ambito della Storia, non trova infatti un grande riscontro se l'aumento orario risulta di un'ora nel quinquennio a discapito della Filosofia.

Quale attenzione ai bisogni dell'utenza, anche in funzione dell'orientamento e del successo formativo? - Apprezzabile è l'inserimento dell'opzione tecnologica per il Liceo Scientifico, anche a fronte di una forte richiesta partita dalle scuole, per mantenere un indirizzo gradito dall'utenza e che sta dando buoni risultati di preparazione degli studenti.

I cambiamenti dell'intero sistema (Tecnici, Professionali e Licei) denotano, fin dal biennio, una caratterizzazione dei diversi sistemi e degli indirizzi: un sistema a "canne d'organo", che non facilita, soprattutto nel biennio, i passaggi da un indirizzo all'altro. Per riferirsi solo al sistema dei Licei, un'analisi in orizzontale delle discipline fa emergere come, già al biennio, ci siano materie caratterizzanti rispetto alle quali le scuole dovranno organizzare esami, dal momento che il sistema delle passerelle è stato eliminato. E ancor più arduo sarà il passaggio verso il sistema dei Tecnici e dei professionali, finora molto frequente.

Inoltre possiamo notare che l'area scientifica (matematica, fisica, scienze) nel Liceo Scientifico aumenta dell'8% nel biennio rispetto al totale delle ore curricolari e solo del 4 % nel triennio (totale 10 ore nel quinquennio): ciò sembra confermare che la distribuzione delle ore non ha tenuto conto dello sviluppo cognitivo e degli interessi dell'alunno, quanto piuttosto di un bilanciamento meramente strutturale.

Quale spazio all'autonomia, alla qualità e alla progettualità delle scuole? - Interessante l'aumento del margine di flessibilità (20-30% a seconda degli anni) e quindi la possibilità di diversificare i curricoli secondo esigenze specifiche della scuola e dell'utenza, attraverso diverse scansioni temporali e moduli, oppure attraverso la "cessione" di ore (un quinto del totale) da una materia all'altra. In questo caso il problema sarà l'organizzazione, perché si dovranno organizzare orari diversi per alcune settimane dell'anno, a meno che non si ricorra alla "cessione" da parte di materie caratterizzanti l'indirizzo.

L'innovazione prodotta negli anni dalle scuole (sperimentazioni e progetti autonomi) sembra recuperata con gli insegnamenti attivabili. Il condizionale è d'obbligo in quanto ciò deve avvenire "nei limiti del contingente organico assegnato": che cosa vorrà dire per le scuole che già da ora hanno in organico docenti di discipline non previste nel futuro ordinamento (per esempio Diritto ed Economia dei Progetti Brocca o dei Curricoli dell'autonomia)?

Quali risorse per la progettualità e l'autonomia? - Questo appare il vero punto dolente: come si può innovare senza investire? Occorrerà una differente contrattazione, che preveda una diversa articolazione professionale e organizzativa (anche in termini di tempi scuola e di spazi per la progettualità) per garantire maggior qualità dell'offerta formativa e della preparazione dei nostri studenti. Ma come si può fare una riforma a costo zero, senza prevedere spese per l'amministrazione che incentivino almeno, la formazione del personale, la disponibilità di spazi e di strumenti idonei? Come si può competere, soprattutto in questo periodo di crisi economica, se non si opera una scelta strategica sulla scuola, per adeguarla agli standard europei, per aumentare il successo formativo e per far sì che l'apprendimento sia continuo e per tutto l'arco della vita?»

* Dirigente Scolastico al Liceo Scientifico Majorana di Rho (Milano) svolge inoltre attivita' di formazione sui temi del sistema qualita' e valutazione. Pubblicato il 02/09/2009 in
http://www.educationduepuntozero.it/Politiche_scolastiche/Politiche_generali_ed_economiche/2009/09/02/molesini.shtml

 

03/09/2009
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