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Le guerre di religione e il primato della Costituzione

di Maurizio Tiriticco     

ITALIA SCUOLA - Le guerre di religione per la mia generazione sono solo ricordi di scuola: dalla lotta iconoclastica alle Crociate e a tutto ciò che seguì dopo la pace di Augusta fino alla guerra dei trent'anni, alle cacciate dei gesuiti ed oltre fino alle grandi rivoluzioni, borghese e proletaria. Ed eravamo convinti che ormai, dato che il pianeta era equamente diviso - si fa per dire - tra cristiani, mussulmani, induisti e via dicendo, ciascuna comunità, grande o piccola che fosse, potesse convivere pacificamente con il suo credo. Oggi pare che le guerre di religione stiano ripartendo all'interno di comunità che, con i nuovi e sempre più massicci fenomeni migratori, debbono imparare a convivere con culture e religioni diverse. E proprio all'approssimarsi del Natale guerre in formato ridotto sembrano profilarsi proprio laddove di guerra non si dovrebbe mai parlare: cioè nelle nostre scuole! Questo Presepio s'ha da fare oppure no? E se sì, ci mettiamo un bambinello dalla carnagione un po' olivastra? Forse Gesù, ebreo di quell'epoca, era un po' colorato? Oppure facciamo la festa dell'inverno? Ma no, procediamo come abbiamo sempre fatto perché il Natale è la festa di tutti, e così via! Dirigenti scolastici, sindaci e genitori sono tutti mobilitati in diatribe che poi rimbalzano sulla stampa... ed ogni soluzione lascia sempre qualcuno insoddisfatto!

Allora, non sarebbe il caso di... ripartire un po' da zero e ripensare perché e per come nel corso degli anni la nostra scuola pubblica a poco a poco ha cominciato ad ospitare fatti e momenti che poco hanno a che fare con lo studio in senso stretto? Forse tutto è cominciato da quando, negli anni Settanta abbiamo cominciato a cucire un rapporto tra scuola e società. Quando, con i decreti delegati e i nuovi organi collegiali, abbiamo cominciato a costruire una scuola che non fosse solo a tempo pieno ma anche a spazio aperto. E nello spazio c'è il Comune, ma anche la parrocchia!

Tanti anni fa non era così! A mia memoria, non ho mai visto un Presepe nelle mie scuole! C'era solo la letterina di Natale in prima elementare per dimostrare a mamma e a papà che avevamo imparato a scrivere! Forse perché c'era un'altra presenza, assolutamente pesante, quella del sabato fascista e... a scuola tutti in divisa! Comunque, neanche le scuole del Regno postunitario erano tanto tenere con gli avvenimenti religiosi, anche perché, per istituire un nuovo liceo, non si esitava a requisire un convento! Quei Savoia così anticlericali!

Ma, torniamo a noi! Mi viene da pensare: non abbiamo forse ecceduto un po' troppo, all'italiana, ad introdurre nelle nostre scuole iniziative che alla scuola non appartengono? Se è vero che gli alunni non sono tenuti ad andare a scuola nei giorni delle festività religiose, non sarebbe più opportuno che queste festività venissero celebrate nei giorni canonici nelle chiese e nelle famiglie? Di fatto la scuola pubblica appartiene a Cesare e non a Dio! Già avverto gli strali dei tanti "benpensanti"! Anche perché è impossibile rimontare abitudini ormai consolidate da molti decenni nelle nostre scuole! E tornare indietro è difficile! E la Cei lancerebbe una campagna in difesa di quei valori che sono anche gran parte delle nostre radici! E poi c'è il Concordato Ed è anche un fatto che nessuno di noi può non dirsi cristiano: ce lo ha ricordato Don Benedetto tanti anni fa!

Comunque, un ritorno alle origini laiche della nostra scuola pubblica è possibile, ovviamente non in tempi brevi. A mio avviso, i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale non sono ancora profondamente entrati nella nostra coscienza civile! La Costituzione viene percepita dai più come la legge fondamentale dello Stato, una cosa che sta lì e che spetta alla Consulta farla rispettare! Ma non è solo questo, è molto, molto di più! La Costituzione individua e fonda valori che vengono da lontano, da quando cioè lo "spirito laico" ha cominciato a farsi strada in Europa proprio per fronteggiare quelle guerre di religione e quelle controversie che vedevano alcuni accaparrarsi il Vero contro altri che se ne accaparravano un altro! Ed è proprio da queste numerose appropriazioni del Vero che è partita quella riflessione che ha poi condotto alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789. Cito i primi due articoli: "1. Gli uomini nascono e vivono liberi ed eguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescindibili dell'uomo. Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione". Del resto, alcuni anni prima, nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti di America del 1776 si legge: "Noi riteniamo incontestabili ed evidenti per se stesse le seguenti verità: tutti gli uomini sono stati creati uguali; essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili. Tra questi diritti sono in primo luogo la vita, la libertà, la ricerca della felicità. Per assicurare il godimento di questi diritti, gli uomini hanno stabilito tra loro dei governi, la cui giusta autorità emana dal consenso dei governati".

Così il pensiero laico si è fatto strada, e con tanta difficoltà, fino ai nostri giorni ed è venuto elaborando criteri e principi che sono oggi fondanti di ogni convivenza democratica. E questi principi sono tutti nella nostra Costituzione la quale, checché se ne dica, proprio in fatto di principi generali, è una delle più avanzate nel mondo. Ritroviamoli questi principi, elencandoli senza alcun commento. Democrazia; lavoro; solidarietà politica, economica e sociale; uguaglianza e libertà; persona e minoranze; diritto d'asilo; ripudio della guerra; iniziativa libera ma socialmente utile; le autonomie (definite e sancite nel testo del '47 ed avviate nel testo del 2001); i diritti della famiglia; i tre poteri indipendenti. Ed i principi fondanti si arricchiscono nel testo del 2001 con altri principi: sussidiarietà; coesione; solidarietà; equità; responsabilità; differenziazione; adeguatezza.

E' opportuno ricordare che nello stesso anno in cui entra in vigore la Costituzione repubblicana viene pubblicata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui mi piace ricordare l'esordio: "Art. 1. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Art. 2. 1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. 2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità".

E' importante sottolineare che gran parte di questi principi oggi sono stati recepiti anche da quelle stesse autorità ecclesiastiche che non furono affatto tenere né con Bruno né con Galileo! Tanto meno con quelle decine di migliaia di streghe che alimentarono altrettanti roghi in Europa e fin nel Nuovo mondo. Sono principi universali che hanno vinto anche sulla Chiesa tridentina! Così dagli incerti liberaleggianti di Pio IX (lo Statuto degli Stati della Chiesa del '48) e la successiva netta chiusura del Non expedit del ‘74 si giunse nel '91 a quella Rerum novarum di Leone XIII che avviò, a mio vedere, l'inizio della svolta. E le disponibilità al dialogo di un Giovanni XXIII e di un Giovanni Paolo II sono ormai note a tutti noi. Si tratta di un insieme di vicende non da poco! E' segno che la Chiesa, forse suo malgrado, ha dovuto fare i conti con le aperture e le disponibilità dello spirito laico, il quale, com'è noto, non si presenta affatto come un nuovo credo. Non so se la Chiesa sua sponte ce l'avrebbe fatta ad evolversi, se non ci fosse stato il pungolo deciso del pensiero laico nato e cresciuto fuori di essa.

Se questo spirito laico anima - o dovrebbe animare - i Paesi avanzati, i principi laici dovrebbero animare e sostenere i processi dell'insegnare/apprendere per quanto concerne quella sfera dell'Educazione che afferisce appunto alla formazione della persona in quanto in primo luogo cittadino libero e responsabile in una società che si riconosce nei principi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Insomma Annunziata, Ester e Mohamed, cattolica, ebrea e mussulmano - e mettiamoci anche un Laotzè taoista - sono a fianco a fianco, ciascuno con la sua fede, in una scuola i cui principi fondanti sono quelli della laicità. Perché è nello spirito laico soltanto che possono riconoscersi e convivere in armonia tutte le credenze.

E' per questo insieme di ragioni che la nuova disciplina Cittadinanza e Costituzione - è comunque augurabile che sia qualcosa di più e di meno di una disciplina - dovrebbe aiutare a costruire nei nostri istituti di istruzione nuovi modi di avvicinare gli alunni a quella convivenza civile in cui culture, lingue e religioni hanno diritto di cittadinanza ma mai di superiorità, tanto meno di prevaricazione! Quindi si apre una grossa sfida, che va molto al di là delle finalità stesse che la nuova disciplina si propone di realizzare. Non si tratta soltanto di "erudire il pupo" aagli articoli della nostra Carta, ma di educare il nuovo nato, ed il nuovo arrivato, ad interiorizzare quei principi della laicità che soli possono garantire a ciascuno di riconoscersi l'uno nell'altro, al di là - anzi al di sopra - delle loro fedi di origine. La laicità non è una religione di Stato, come alcuni libellisti paventano, non è una ideologia a cui si viene indottrinati, è la strada, invece, in cui si viene liberati! Il cammino non è facile, è lungo e comincia adesso! Sarebbe un grave errore se si trattasse soltanto di una nuova disciplina attribuita all'insegnante di storia e di diritto. Anche se in termini ordinamentali questa potrebbe essere la collocazione, in termini reali di Educazione con la E maiuscola riguarda tutti gli insegnanti e le stesse famiglie.

La "funzione docente" si esprime e si realizza in un concreto "comportamento insegnante", come sa bene chi si occupa di formazione degli insegnanti. Pertanto non si tratta di "insegnare" che cosa dice la Costituzione, ma farla concretamente vivere nei quotidiani rapporti alunni/docenti/alunni animati e guidati, appunto dai principi che in essa sono scritti e sanciti. Libertà e responsabilità devono crescere insieme fin dalla scuola dell'infanzia e diventare con il crescere/apprendere la norma della quotidiana convivenza! Guai se la nuova disciplina diventasse un'ulteriore materia da mandare a memoria! Da quanto detto emerge quindi una responsabilità degli insegnanti tutti assolutamente nuova: si tratta di una sfida che mette in gioco la loro stessa professionalità. E, se questa sfida sarà raccolta ed agìta correttamente, nel giro di pochi anni le piccole guerre di religione natalizie e pasquali saranno un lontano ricordo, ed i principi di quella Bibbia laica che è la Costituzione - è quella felice espressione del Presidente Ciampi che ricordo spesso nei miei scritti - vedranno convivere e collaborare insieme piccoli e grandi di tutte le fedi! In forza di quel principio laico che è l'unico garante di una convivenza pacifica e produttiva!
Roma, 16 dicembre 2009

16/12/2009
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