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Si salvi chi può? No! Salviamoci tutti! - Dal vero e proprio disordino gelminiano del classico

ITALIA SCUOLA - Il grido d'allarme lanciato dagli insegnanti di latino e greco è più che preoccupante! Sono centinaia i docenti della classe A052 che hanno sottoscritto un documento più che circostanziato con cui si denuncia che il riordino gelminiano del liceo classico non è altro che l'avvio di un vero e proprio disordino, o peggio di una sua morte annunciata. Non entro nel merito e rinvio direttamente al documento apparso su www.scuolaoggi.org (http://www.scuolaoggi.org/archivio/la_morte_del_liceo_classico).

Insomma, neanche il liceo classico, fiore all'occhiello della tradizione gentiliana, e benemerito sotto tanti aspetti, riesce a salvarsi dalla mannaia che sta colpendo l'intero nostro sistema di istruzione. Neanche il fatto che, con l'aggancio alle scelte della Moratti (dlgs 226/05), sembrava che questa amministrazione intendesse sottolineare la profonda differenza che dovrebbe correre tra un'istruzione classica, governata da Indicazioni nazionali e molto povera di competenze terminali (il primato delle conoscenze di sempre!) e un'istruzione tecnica e professionale, di chiara "matrice sinistrorsa" (il governo Prodi, la legge 40/07) e governata, invece, da ben più articolate Linee guida e mirata alla certificazione di concrete competenze.

Insomma, l'assalto alla diligenza è totale e decisivo! E viene anche da chiedersi: perché tutto questo? Perché scelte così sconsiderate? E perché siamo caduti in questa perversa spirale per cui solo i tagli sono l'unica difesa contro una recessione che investe tutto l'Occidente, recessione della quale non sappiamo neanche in quale misura noi italiani siamo corresponsabili? Non capisco nulla di economia ed è meglio che taccia, ma... quando ogni giorno assistiamo alla girandola delle mazzette, che sembrano essere il motore vero di un'economia sommersa e fasulla, allora mi indigno! Dov'è una classe politica lungimirante? Quand'è che saremo tutti sommersi da una monnezza che continuiamo ad alimentare invece di smaltire? E perché è la scuola che deve sopportare il peso più grosso di questa débacle, sempre annunciata e mai scongiurata?

Sapevo che i tagli hanno investito anche l'ordine liceale! Ma le centinaia di sottoscrittori del documento citato mi hanno convinto che anche la roccaforte di una certa tradizione, criticabile quanto si voglia, ma che pur aveva una sua dignità, è stata presa d'assalto dalle catapulte di questa dissennata amministrazione. Non avremo più neanche la magra soddisfazione di disporre di liberi pensatori, di intellettuali doc, che parlano e citano a iosa qualche detto latino. Così andremo perdendo anche quel sapere "inutile" con tanto di virgolette, di cui però ci si poteva un pochino fregiare! E penso anche alla nostra Martha Nussbaum che gira il mondo predicando della necessità che i saperi tecnici, sempre più dominanti, siano pur sempre "riscaldati" da un minimo di cultura umanistica! Anche le torri d'avorio pare che siano destinate a cadere!

Ma un altro motivo di preoccupazione mi viene da una recente dichiarazione dell'onorevole Valentina Aprea secondo cui "ormai la scuola ha terminato il suo compito di inclusione; ora è il tempo del merito" (vedi Cinzia Mion, "Quali dirigenti scolastici per una scuola destinata alla meritocrazia?" in scuolaoggi.org). Sciocchezza più grande non può dirsi: l'inclusione è il primo compito di una scuola! Una volta si chiamava inculturazione (o acculturazione per i non nati in casa). A che è servita la scuola elementare dal 1861 in poi, se non ad inculturare (ed acculturare anche) i tanti "bimbi della nuova Italia" ai nuovi valori e ai nuovi tessuti socioeconomici che andavamo costruendo? E perché qualche anno fa abbiamo rinominato questo grado di scuola "primaria", nella convinzione che fosse necessario anche un secondo grado di in/acculturazione in un Paese sempre più complesso, se non, purtroppo, complicato?

La denuncia degli insegnanti di latino e greco e la dichiarazione dell'Aprea nascono da una realtà di fatto e da una prospettiva strisciante che, purtroppo, non riguarda solo noi: cioè, la lenta morte della scuola intesa come servizio primario che un Paese deve offrire ai suoi nati e, oggi, ai suoi tanti e sempre più numerosi nuovi arrivati! Aumenta a dismisura il bisogno di essere educati, istruiti e formati (educare, istruire e formare è un impegno che abbiamo assunto con l'avvio dell'autonomia delle istituzioni scolastiche: vedi art.1, c. 2 del dpr 275/99) e diminuisce a dismisura e scientemente la sua offerta! La scuola costa troppo e gli alunni potenziali sono "troppi", se consideriamo anche gli stranieri e gli adulti. I soldi "non ci sono" né si vuole considerare questa necessità come primaria, quindi... che si arrangino! Torneremo al precettore!? Mio bisnonno, Numa Pompilio Vangelisti, latinista insigne, fu precettore a Villa Paolina in Roma, oggi Ambasciata di Francia presso la santa Sede, dei numerosi figli di Carlo Luciano Bonaparte e Zenaide Bonaparte, figli di due fratelli di Napoleone, Luciano e Giuseppe: allora ci si sposava tra cugini!

Torneremo a quelle abitudini? Non sarebbe del tutto male ma... Non credo proprio! La marea montante dell'ignoranza e della progressiva mancanza di senso civico condurrà ad una generalizzazione di una beata incultura, plastificata da tutte quelle diavolerie che Linkedin, Facebook, sms offrono a dismisura barattandole come nuova cultura! In tale scenario non so proprio dove potrà essere sollecitato ed emergere il merito! Il merito non è un fungo, come forse pensa Valentina! Dal nulla nasce solo il nulla. Le rose migliori si scelgono in un giardino di fiori! Le rose di plastica le trovi ad ogni supermercato!

In conclusione, la lotta per la difesa e lo sviluppo della Scuola della Costituzione sarebbe perduta in partenza, se mirasse solo alla scuola in quanto tale e ai suoi sciagurati ministri, Giulio e Mariastella. La battaglia per la scuola è in primo luogo la battaglia per una società diversa, per un Paese diverso in cui i valori siano valori e i disvalori disvalori! Giulio e Mariastella sono semplici strumenti di scelte politiche precise che l'attuale classe dirigente coltiva da tempo e realizza giorno dopo giorno. Le mazzette non sono una patologia, sono la fisiologia di questa classe politica, in cui trasversalmente colludono personaggi di destra e di sinistra, allegramente, tanto il Titanic non affonda! Resiste agli iceberg! Ma è il Titanic Paese che a noi tutti interessa! La parola d'ordine non è allora il Si salvi chi può, ma adoperiamoci per un fronte comune che investa tutti i precari di questa società... insegnanti, studenti, operai... un nuovo 68? No! Un altro!

Maurizio Tiriticco
24/07/2011
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