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Editoriale di fine anno 2013: Tanti dubbi e poche certezze

 Un anno fa ci si preparava al 2013 auspicando finalmente una svolta nella vita del nostro paese e del mondo intero, nel senso che grazie alla loro intelligenza e lungimiranza i cittadini avrebbero finalmente voltato pagina, a cominciare dal ricambio della classe politica che governa l'Italia da decenni. Invece è noto a tutti come sono andate le cose: le elezioni hanno riconfermato equilibri impossibili da gestire, dopo schermaglie e tatticismi politici il Parlamento non ha saputo fare di meglio che rieleggere il "vecchio" Giorgio Napolitano, lo stesso che poi è stato quotidianamente messo sulla graticola con le accuse più colorite e malevole.

Si dirà, colpa della legge elettorale, il famigerato "porcellum", che nonostante tutti i vituperi che raccoglie, a quanto pare ha fatto comodo un po' a tutti gli schieramenti, visto che ha garantito la conservazione al loro posto tutti quei politicanti di dubbia competenza che, al 99 per cento, se si fosse data effettivamente alla gente la possibilità di scegliere le persone, probabilmente avrebbero dovuto finalmente cercarsi un lavoro.

Invece le cose sono andate come sono andate e il neoeletto, riconfermato Presidente della Repubblica Italiana, è apparso a tutti come un comodo ripiego che, vista l'età, avrebbe potuto essere facilmente gestito per fini di parte o poco nobili. Del resto le accuse di tradimento dei patti, più o meno palesemente espresse, la dicono lunga su cosa fosse successo nei giorni delle estenuanti trattative. In ogni caso, nei confronti al Presidente Giorgio Napolitano, parecchi avevano fatto male i loro conti se pensavano di poterlo rigirare a proprio piacimento.

Ma l'anno che si chiude ci ha consegnato anche dei grandi fatti nuovi: la condanna definitiva per frode fiscale di Berlusconi e la sua estromissione dal Senato della Repubblica, dopo una strenua resistenza che ha utilizzato tutti i mezzi possibili e immaginabili per continuare a occupare quel posto. Si sa, in condizioni normali, non solo costui avrebbe lasciato da tempo la politica, per un briciolo di decenza o di onorabilità, ed invece abbiamo continuato ad ascoltare la solita tiritera sulla persecuzione della magistratura politicizzata e addirittura abbiamo sentito gridare al colpo di stato, solo perché un pregiudicato è stato giustamente destinato al posto che gli spetta.
L'altro fatto di innegabile novità sono state le primarie del PD, l'attuale maggior partito di governo, che ha eletto segretario, dopo una battaglia aspra ma esaltante, il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Un elemento di svolta contro l'antipolitica, qualcuno ha detto, altri sono convinti invece che si tratta né più né meno che del Berlusconi o del Grillo di sinistra. Si starà a vedere, fatto sta però che non si può negare che in Italia ci sono stati milioni di persone che si sono recate nei seggi allestiti da quel partito e hanno partecipato ad un'autentica prova di democrazia matura. Alcuni ipercritici hanno avuto da ironizzare anche sul fatto che tante persone, in periodo di crisi hanno avuto il coraggio di pagare due euro; ma si sa, la passione politica non si improvvisa, vuol dire anche sacrificio e rinuncia, quando occorre.

Ma credo che il grande evento che ha stravolto vecchi e nuovi cliché degli osservatori più acuti, è stata l'elezione dell'italo-argentino Bergoglio a papa. Un fatto eccezionale che ha seguito un avvenimento altrettanto straordinario: le dimissioni di Benedetto XVI e la tranquilla esperienza di "coabitazione" inaugurata proprio nella primavera del 2013. Di papa Francesco si è detto e scritto tanto, ma più di tutto a parlare sono i suoi gesti, i suoi discorsi e le sue decisioni su questioni spinosissime, come lo IOR, o sulla svolta radicale del modo di essere Chiesa e di vivere l'esperienza cristiana nel mondo di oggi. Azioni concrete che, al di là di un certo compiacimento di facciata, fanno già storcere il muso a tanti benpensanti, dentro e fuori le gerarchie ecclesiastiche. Ma Francesco sembra non si curi molto del chiacchiericcio dei detrattori, tira dritto per la sua strada e sembra richiamare il dantesco "non ti curar di lor ma guarda e passa". Certamente hanno avuto ragione coloro che salutando l'elezione del cardinal Bergoglio al soglio pontifico, fra il serio e il faceto hanno affermato che nell'ultimo conclave lo Spirito Santo non si è distratto.

Ma una breve, e per forza sommaria e lacunosa carrellata sull'anno che si sta chiudendo, non può non richiamare alla mente le immagini dei drammi dell'emigrazione, di un mare, il Mediterraneo, che da culla di civiltà e ponte fra culture diverse, si è trasformato in una tomba per centinaia e migliaia di profughi. Fatti tragici che spesso una certa opinione pubblica ha liquidato con eccessiva superficialità e pressappochismo, se non disprezzo, mentre il fenomeno va affrontato nei giusti termini derivanti da autentico spirito di solidarietà e accoglienza, senza indulgere in pietismi spocchiosi o peggio, liquidandolo con la sprezzante affermazione che "se fossero rimasti a casa loro, queste cose non sarebbero successe".

Tuttavia alcune forme di degenerazione degli atteggiamenti e dei comportamenti, certamente non giustificabili, ma anch'essi da leggere nel giusto modo, derivano anche dalla profonda crisi economica che attanaglia ormai profondamente la società italiana, con livelli di povertà paurosamente aumentati e che rischiano di aprire la strada a fenomeni irrazionali di portata imprevedibile. E qui torna in ballo la politica, nel senso della sua funzione più nobile e alta del termine. Non è più possibile pensare di poter gestire l'emergenza disoccupazione, la chiusura continua di attività produttiva con conseguente perdita di posti di lavoro, con misure parziali o con slogan populistici. La situazione diventa davvero insostenibile e appare a tutti sempre più evidente il fatto che, se da un lato fasce sempre più larghe di popolazione (il cosiddetto ceto medio), precipitano ai limiti dell'indigenza, ci sono gruppi ristretti che aumentano a dismisura le loro ricchezze in forza di privilegi accumulati nel tempo. Sì, il vero problema dell'anno 2014 è proprio la crescente e profonda disuguaglianza e gli squilibri sociali esistenti fra ricchi, che diventano sempre più ricchi, e una massa crescente di poveri e diseredati. E il vero punto interrogativo è proprio qui, nelle risposte che si riuscirà a dare, pena una deriva autoritaria che potrebbe assumere caratteri drammatici segnando, di fatto, l'inizio della fine della stagione della democrazia parlamentare in Italia, così come l'abbiamo conosciuta e vissuta, nel bene e nel male.

Il punto di domanda che apre la strada al 2014 è proprio questo: riusciremo ad essere all'altezza di raccogliere l'eredità culturale, politica e umana di persone come Nelson Mandela, che proprio nell'anno appena trascorso ci hanno lasciato ?

Pio G. Sangiovanni
31/12/2013
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