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Un conflitto di civiltà. Nel nome di Dio

IL SETTIMANALE - Riprende dopo l'interruzione estiva l'appuntamento con questa rubrica di riflessioni e approfondimenti su temi di attualità. In questo numero ci occupiamo di una questione di estremo interesse che suscita non poche preoccupazioni e divide profondamente. Il conflitto fra civiltà che rischia di sconvolgere la vita del mondo. Il testo che segue, lungi dal voler essere un ragionamento compiuto e definitivo, ha il solo scopo di aprire un dibattito ed un confronto civile attraverso il quale anche noi, nel nostro piccolo, possiamo dire la nostra per cercare di capire dove va il mondo.

Finita l’era delle ideologie, dei grandi miti razionali e sogni universalistici, sembra che il mondo e l’umanità del terzo millennio sia pericolosamente incamminata verso una deriva irrazionale che vede al centro uno scontro sempre più aspro fra religioni. Infatti più che del tante volte evocato scontro di civiltà, fra Occidente e Oriente in tutte le sue sfaccettature, credo sia appropriato parlare di esplosione di contrasti e di rivalità fra tradizione giudaico-cristiana e paesi islamici che giorno dopo giorno non perdono occasione per mostrarsi l’un contro l’altro armati, in nome di un Dio ridotto ormai a comoda interfaccia dei propri desideri e bisogni particolari.
Il fatto curioso ed inquietante è che proprio mentre i contrasti si radicalizzano e si avvicinano al punto di esplodere, ecco che si tira in ballo quest’entità superiore, sacra, perfetta, onnipotente e insondabile, degna di rispetto e di fede incondizionata. Un Dio che, proprio per le sue caratteristiche di essere nel quale si annulla ogni contrasto, non sembra per nulla avere bisogno di essere difeso dalle offese ricevute, reali o presunte tali, meno che mai dall’uomo che per sua natura è imperfetto e, in quanto tale, è il meno indicato a ergersi ad assumere atteggiamenti di paladino di un essere al quale deve soltanto rispetto.
Ed invece oggi succede proprio questo. Lo scontro sale di tono e coinvolge quel Dio e quei credo religiosi che di tutto hanno bisogno tranne che di integralismo e fanatismo, né tanto meno di guerre sante da combattere in loro nome. Quel che appare sempre più evidente, in Occidente e nel resto del mondo, è che i moti di protesta scoppiati, ieri per la pubblicazione di vignette satiriche, oggi per alcune frasi di papa Benedetto XVI, rappresentano soltanto una copertura per nascondere problemi ben più gravi e complessi che vanno dalla sfera economico-politica alle esigenze legittime di libertà ed uguaglianza di diritti, di emancipazione dallo sfruttamento di pochi. Una miscela esplosiva che trova un efficacissimo strumento di promozione proprio nel chiamare in causa il nome di Dio e dei suoi grandi profeti le cui offese ricevute devono essere lavate nel fuoco e nel sangue dei profanatori, bestemmiatori e dei blasfemi.
Il tutto appare così assurdo se si pensa con mente sgombra da sentimenti di rivalsa o di spirito di parte, in una parola in nome di una cultura autenticamente “laica” che riesce a distinguere tra il momento intimo e legittimo dell’incontro della fede nel proprio Dio, e la dinamica delle cose umane della vita su questa terra che molto spesso rispondono a logiche che non hanno niente a che vedere con il trascendente. Rendersi conto di ciò, senza dover rinnegare niente delle proprie convinzioni religiose, significa evitare di essere risucchiati in un vortice che, come un buco nero, è destinato a sconvolgere completamente i destini del mondo e della vita di miliardi di persone.
Chi oggi lavora veramente per la pace e per la ricerca di forme autentiche di società multietniche all’insegna della interculturalità, pagando in prima persona anche con la propria vita, vede chiaramente che i giusti ed i malvagi si trovano, come sempre, da una parte e dall’altra per cui un malaugurato scontro di civiltà rappresenterebbe veramente la negazione di ogni principio di civiltà, che l’uomo ha sempre cercato di raggiungere; ed avrebbe come prima vittima quello stesso Dio, tanto insistentemente chiamato in causa.
san.pio gio.
17/09/2006
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