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Dopo gli anni orribili. Le nuove sfide di democrazia, sovranità e diritti del 2013

EDITORIALE

Un anno fa il 2011 si chiudeva con le speranze e le aspettative suscitate dal cambio di Governo del Paese. Ad un politico irrimediabilmente screditato a livello internazionale come Berlusconi, succedeva il più sobrio e compassato Monti che, fin dal suo apparire sulla scena internazionale, dava l'idea del notevole cambiamento di immagine, di decoro e di rispettabilità recuperato a pieno titolo dall'Italia. Poi il 2012 è trascorso come tutti sappiamo. Una politica di rigore che si è abbattuta pesantemente su milioni di famiglie e più in generale sulla cosiddetta classe media, che ha visto ridotte in modo netto le già esigue possibilità di garantire quel dinamismo che tradizionalmente sono l'elemento essenziale per rendere viva l'economia di un paese. Al resto ci ha pensato la crisi congiunturale internazionale che ha fatto precipitare, smantellandoli, quelli che sembravano meccanismi consolidati ed inossidabili del sistema economico delle società sviluppate. La crisi globale ha innescato meccanismi che hanno ridotto a livelli di povertà masse sempre più numerose di persone, pezzi di società che avevano fino a questo momento retto abbastanza bene l'urto dell'insorgere di vecchi e nuovi problemi.

Le scelte di politica economica, secondo il tecnico Monti, hanno salvato l'Italia dal cosiddetto rischio "default", ma ormai è chiaro a tutti che la scure dell'azione di governo non è stata equilibrata e coerente ai vari livelli della struttura economica del Paese. Così è avvenuto che in nome della lotta agli sprechi, si è proseguiti con una dissennata corsa allo smantellamento di quel poco di Stato sociale che era rimasto in piedi, tagliando servizi che fino a poco tempo fa erano considerati essenziali e che vanno a colpire direttamente le fasce più deboli ed emarginate della società, quali anziani e ammalati.
Il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, è stato anch'esso intaccato pesantemente operando tagli indiscriminati a servizi ai cittadini, preziosi sul territorio, senza tuttavia incidere minimamente sui veri sprechi e odiosi privilegi che al contrario sono rimasti quasi completamente intatti.
Altro settore drammaticamente colpito, segno anch'esso della pericolosa china imboccata già dai governi di destra che si sono succeduti, riguarda il mondo della scuola, dell'università e della ricerca scientifica. Qui siamo di fronte alla più massiccia operazione di smantellamento del sistema democratico di organizzazione del diritto all'istruzione e alla formazione, anch'essi costituzionalmente sanciti. Eppure è a tutti nota l'importanza strategica per una Nazione, proprio dell'istruzione, della formazione e della ricerca nella società globale in continua evoluzione nella quale viviamo.

A fronte di un rigore quasi maniacale nei confronti di un settore importante nella vita del Paese (oseremmo dire, il solito che ha sempre pagato le tasse fino all'ultimo centesimo), si è riscontrata una quasi totale incapacità di intervenire nei confronti dei cosiddetti poteri forti dell'economia, il mondo delle banche che ha continuato a prosperare e a sperperare, sotto il parafulmine protettivo del sistema. Un mondo, quello del credito, diventato ormai completamente precluso per risparmiatori e piccole e medie imprese, destinate irrimediabilmente a fallire. Per non parlare poi della lotta all'evasione e al malaffare annidati in settori nevralgici delle istituzioni.

Insomma, delle tre parole d'ordine che avevano accompagnato la nascita del governo Monti, è rimasto soltanto il "rigore", non vi è alcuna traccia, invece, di "equità" e men che mai di "crescita". Così possiamo archiviare il 2012.
Certo l'immagine dell'Italia sui tavoli internazionali è decisamente migliore di quella impresentabile del precedente governo, ma questa può essere considerata soltanto una magra consolazione rispetto a quello che si poteva e si doveva fare.

Un'eredità pesante per il governo che nascerà dalle prossime elezioni politiche generali del 24 e 25 febbraio 2013. Ma un'eredità che dovrà essere colta innanzitutto dai cittadini elettori ed elettrici che, con il loro voto, dovranno finalmente gettarsi alle spalle un periodo nefasto della storia repubblicana, con tutto il suo carico di arroganza, demagogia, populismo, degrado morale e degenerazione che tante volte ci hanno fatto vergognare di essere italiani.
Un inizio d'anno impegnativo e decisivo, dunque, per decidere del nostro destino di singoli e riaffermare con il nostro voto, lo strumento di decisione più semplice e naturale, che "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo".

Facciamo in modo che questa grande occasione, che avremo di fronte, non passi invano.

AUGURI DI BUON ANNO 2013 !!!

Pio G. Sangiovanni
31/12/2012
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