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Se questo è un uomo !

♦ Viviamo davvero in tempi bui. In una famosa discoteca del mondo "occidentale", Spagna o Italia, Germania o Inghilterra o America, non importa il luogo preciso, le immagini sono uguali, una notte di agosto: un ragazzo viene picchiato a morte da tre coetanei mentre tutt'intorno una folla di giovani guarda impassibile senza neanche muovere un dito per fermare quel massacro, molti sembrano mostrare una sorta di annoiata indifferenza, qualcuno riprende il tutto con il telefonino. Non si tratta del canovaccio di un film in programmazione per la prossima stagione televisiva ma è questa la scena reale che ci hanno consegnato le immagini delle autostrade telematiche che in pochi attimi hanno fatto il giro del mondo, lasciando milioni di persone sgomente per tanta feroce disumanità.
Sorpresa, sgomento, incredulità, allarme e preoccupazione sono i sentimenti che accomunano tanti padri e madri di giovani che hanno la stessa età della vittima, dei suoi carnefici e di tutto il pubblico di passivi spettatori e complici, mentre si susseguono i tam tam delle domande sul perché di tanta ferocia di chi ha commesso il fatto e di chi ha tenuto un atteggiamento omissivo e vile. Domande che rimbalzano innescando altrettante reazioni istintive di rabbia ma che certificano, di fatto, una sorta di fatale impotenza e rappresentano il segno di una resa incondizionata all'ineluttabilità di fenomeni che nella loro drammaticità disegnano a tinte fosche gli scenari inquietanti del futuro di questo mondo. Impotenza ed annoiata reazione di circostanza contenuta anche in tante espressioni generiche di preoccupazione e condanna, o nel tentativo di placare l'allarme delle coscienze attraverso l'indizione di un anonimo e quasi insignificante minuto di silenzio nel luogo della tragedia: un attimo per ricordare la morte violenta di un uomo, per riprendere subito dopo l'azione incessante di frenetico stordimento alla ricerca illusoria di sensazioni forti, sotto l'attenta regia di ipocriti burattinai. Un minuto per dimenticare l'attimo atroce che ha consegnato ad un silenzio senza tempo la vita di un giovane ucciso dalla cieca violenza e dalla folle indifferenza della massa.
È questo un uomo? Ecco l'interrogativo più grande ed antico. L'uomo che uccide senza alcuna remora, che non si indigna, non soccorre ma assiste impassibile al massacro di un suo simile, che si scandalizza giustamente per l'uccisione di un orso ma non si indigna con altrettanta energia di fronte ai quotidiani olocausti di vite umane, che distrugge il paesaggio in cui vive appiccando incendi, che abbandona i rifiuti lungo le strade lanciandoli dalle auto, che non reagisce senza titubanze di fronte alle marce razziste e xenofobe di tanti suprematisti che inneggiano ad ideologie totalitarie e ad uomini che hanno insanguinato il Novecento negando l'umanità.
Se soltanto questo è un uomo, allora non ci sarà futuro per l'uomo nel mondo, spinto inesorabilmente verso una catastrofe che in parte è già in atto.

Pio G. Sangiovanni
15/08/2017
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