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Sei in /Rubriche/La Locandina/Locandina 2010/25^ Domenica dell'anno C - 2010

L'ingordigia di chi trucca bilance e ricevute e aumenta i prezzi per incassare sempre di più

LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Si parla di affari e di commercio nelle letture di questa domenica. Si parla di traffici, alcuni dei quali chiaramente disonesti. Sono disonesti quelli narrati nella parabola di Gesù, il quale mette in risalto la "benevolenza" calcolata di un amministratore infedele. Sono vergognosi e repellenti quelli dei mercanti, formalmente religiosi verso il tempio, ma che in verità adorano solo l'idolo del denaro, chiamato "mammona". Il profeta Amos, tratto dai campi per annunciare una sorta di rivoluzione sociale attraverso la Parola Di Dio, e Gesù mostrano fin dove di fatto arriva l'ingordigia di chi trucca bilance e ricevute e aumenta i prezzi per incassare sempre di più, al fine di assicurarsi un futuro che egli pensa di costruirsi con le proprie mani. La Parola di Dio smaschera sia l'inconsistenza di ciò che si intende costruire, sia la violenza sui poveri che tali calcoli comportano. Si arriva infatti a «comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali». Ma facendo ciò si commette qualcosa di abominevole: si calpesta la dignità dell'uomo e si oltraggia il proprio valore "infinito", barattandolo con realtà materiali e contingenti. C'è una possibilità di salvezza? Soprattutto il Vangelo lo indica nel saper gestire ciò che ciascuno possiede, condividendolo con i bisognosi e accumulando così qualcosa che non può più perire, perché facendoci entrare nella realtà del gratuito e del darsi per gli altri, ci immette già nella dimensione della carità di Dio.
(L'immagine mostra un antico aratro e contenitori arcaici, tra i quali alcune unità di misura, simili a quelli adoperati al tempo di Gesù, con in primo piano un paio di sandali)

PREGHIERA
"Anthrōpos Cristós Iēsous", Uomo Cristo Gesù,
che hai dato te stesso liberando noi tutti,
com'è possibile che non più in un tempio antico,
ma nelle nostre comunità cristiane ci siano ancora
quelli che passano su ogni sentimento
e vendono i poveri per un paio di sandali?
Ma dove hanno letto il vangelo
- se mai davvero l'hanno fatto -
coloro, il cui unico dio è l'accumulo del denaro
e che impiegano la vita
in calcoli ed acquisti, speculazioni ed imbrogli?
Sì, colui che si comporta così non è davvero più
nemmeno un uomo, perché quello vero
è come te: sa vivere per gli altri, o almeno ci prova,
pur dovendo ogni giorno ricominciare da capo...
Fa' allora, ti preghiamo, che le nostre feste
siano feste di gioia per tutti,
e che condividendo i nostri beni,
non opprimiamo nessuno, ma onestamente
compiamo ciò che tu ci hai affidato,
e valorizziamo i più piccoli. Amen! (GM/19/09/10)

Amos (8,4-7) - Il Signore mi disse: «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: "Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l'efa e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano"». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».

Paolo 1^ a Timoteo (2,1-8) - ... Dio, nostro salvatore... vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti.

Vangelo di Luca (16,1-13) - In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare". L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

 

19/09/2010
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