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Pentecoste. La legge scritta sulla pietra viene ora scritta nel cuore degli uomini

LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Fuoco, fragore, voce. Sono questi i fenomeni che accompagnano la Pentecoste, secondo il racconto di Luca nel libro degli Atti degli Apostoli. Vogliono ricordarci la manifestazione di Dio al suo popolo presso il monte Sinai. La Pentecoste ebraica, nel cui contesto avviene quella cristiana, celebrava il nome della legge, ma ora quella legge scritta allora sulla pietra viene scritta nel cuore di tutti i discepoli, come sembrano suggerire le fiammelle che si staccano dall'unico fuoco e raggiungono i singoli presenti. L'insieme delle norme date da Dio assume qui la sua espressione di legge suprema dell'amore. È l'amore suscitato nei nostri cuori dalla presenza dello Spirito Santo, lo stesso che Gesù aveva promesso nel Vangelo. Si può pertanto dire che, grazie allo Spirito Consolatore, il fuoco dei lampi diventa calore che illumina e riscalda gli animi, il vento impetuoso diventa alito e sussurro interiore, quello infuso da Gesù ai suoi la sera della Pasqua, e il fragore diventa voce che invita e che parla a tutti, perché tutti i popoli e tutti gli uomini possano intenderla e ascoltarla. Il primo impatto dello Spirito rievoca il soffio che sovrastava le acque prima della creazione e la tempesta che annunciava il dono della legge del Sinai, mentre i rappresentanti dei popoli della terra presenti a Gerusalemme odono invece una "voce" ( fōnē). È appunto la voce che ci chiama, ma che anche parla dentro di noi e ci fa rivolgere al Dio con il nome di "abbà", Padre.

Preghiera
Tempesta di lampi diventati lingue di fuoco,
vento impetuoso diventato mitezza,
rombo che diventi voce,
vieni, ti preghiamo, Spirito del Signore,
a scaldare ciò che è tiepido in noi,
e a incendiare ciò che in noi
è ormai lumicino fumigante.
Dacci la gioia di vivere insieme
e di annunciare a tutti
che il mondo continuamente rinnovato da Te
deve esprimere attraverso la nostra presenza
i segni del suo cambiamento.
Parlaci ancora, parlaci soprattutto oggi,
ma donaci in primo luogo la capacità
di ascoltare la tua voce che dalle cose,
dalle persone e gli eventi
intorno a noi continuamente bisbiglia. Amen!
(GM/23/05/10)

Vangelo di Giovanni (14,15-16.23-26) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Libro degli Atti (2,1-11) Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

 

22/05/2010
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