|
|
LA LOCANDINA
Ecco una nuova rubrica che giunge ad arricchire con un contenuto particolare il nostro sito web. L’abbiamo voluta intitolare Locandina e riporta la e mail che don Giovanni Mazzillo invia settimanalmente a tanti amici sparsi in varie parti del mondo. Essa riporta i brani delle letture della liturgia domenicale accompagnate o precedute da brevi riflessioni.
22/08/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue!». Questo messaggio della prima lettura si realizza puntualmente nelle parole e nell'agire di Gesù secondo due direzioni, che potremmo chiamare pedagogicamente simmetriche. A chi pensa di avere un accesso scontato alla salvezza, Gesù ricorda che essa è pur sempre un atto di gratuità da parte di Dio e richiede percorsi imprevisti e talora sofferti e faticosi. È questo il senso della sequela e dello sforzo di entrare attraverso la porta stretta. A quanti pensano, invece, che si entri nel regno di Dio in forza di un'appartenenza formale, liturgica, religiosa o etnica, egli ricorda che è già scritto nella Bibbia che ad esso parteciperanno popoli sconosciuti e nazioni lontane. Gesù risponde così alla domanda, postagli da qualcuno, se saranno pochi o molti coloro che si salveranno, sconvolgendo i parametri nei quali la questione veniva di solito impostata nelle varie scuole del tempo.
15/08/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Nell'anno liturgico in corso questa domenica coincide con la festa dell'assunzione di Maria. Le letture invitano a guardare a lei come alla prima creatura umana interamente realizzata. Maria, nell'atto di chiudere la sua esistenza sulla terra, è come trascinata dalla stessa sorte di quel Cristo al quale aveva dato la sua carne e il suo sangue e ora ne vive il dinamismo della risurrezione. Realizza così ciò che Paolo ha scritto di tutti: «Come in Adamo tutti muoiono così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo». Per Maria la venuta di Cristo viene a coincidere con il momento in cui pronuncia il suo ultimo "sì": il "sì" di chi lascia questa terra nel desiderio ormai incontenibile di ricongiungersi al Figlio.
08/08/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - «... Perché dov'è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore!». Queste parole, tratte dal Vangelo di oggi, ci indicano il motivo di tanti nostri dispiaceri, ma anche dei nostri momenti di «felicità». La frase di Gesù è facile da capire teoricamente, più difficile da seguire esistenzialmente: se il tuo tesoro è materiale ed effimero, se lo perdi, svanisce non solo il tuo tesoro, ma la tua infelicità diventa senza rimedio. Se, invece, il tuo tesoro è al sicuro dalle vicende altalenanti della vita, nessuna di esse potrà sottrartelo e nel tuo cuore abiterà la felicità. La premessa di questi esiti contrapposti sembra venire da due brevi parabole sul regno di Dio. Qui ci viene detto che ogni uomo va alla ricerca di qualcosa di inestimabile, come se si trattasse di un tesoro nascosto o di una perla, la più preziosa di tutte. Eppure, quando lo si trova, il cuore è così pieno di gioia che non si indugia a lasciare da parte ogni altra cosa, perché nulla regge di fronte al suo valore. Le domande che oggi affiorano possono essere allora così formulate.
31/07/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Ammettiamolo: la convinzione più diffusa anche tra noi "cristiani" è spesso del tutto contrapposta a ciò che Gesù dice nel Vangelo. Se per lui la nostra vita non dipende da ciò che possediamo, noi pensiamo esattamente il contrario e cioè che siamo veramente felici nella misura in cui possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni attraverso i soldi e il possesso dei beni materiali. Da che cosa dipende la nostra resistenza a conformare i nostri pensieri e il nostro agire a quelli di Gesù, che chiamiamo Maestro e Signore solo astrattamente? Dal non sapere - o volere - ancora cercare quelle che Paolo chiama «le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio». Perché mai? Probabilmente perché non abbiamo ancora realizzato la condizione precedentemente: «se siete risorti con Cristo... ».
25/07/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Dopo l'ascolto, la richiesta; dopo l'incontro, l'invocazione del compimento. Nelle narrazioni bibliche riguardanti Abramo e le due sorelle Marta e Maria abbiamo ascoltato, domenica scorsa, come Dio venga incontro a noi uomini. Oggi ci viene indicata la parte spettante a noi di fronte a Dio. È la preghiera. Sia l'intensa e pedagogica preghiera di Abramo, sia e soprattutto la preghiera a noi insegnata da Gesù, sono finalizzate non ad arricchire un formulario, ma a indicare il giusto modo di rivolgerci a Dio. La preghiera è pertanto innanzi tutto un rapportarci a Lui con fiducia e confidenza e non l'invocazione di una Potenza sovrumana, che viene a risolvere tutti i nostri problemi. Certamente è un presentarci a lui con tutta la nostra precarietà, la nostra durezza di cuore, la nostra paura di fronte alle prove, che segnano il nostro percorso.
18/07/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - La prima lettura racconta la visita ad Abramo di tre messaggeri celesti, da lui invocati come «mio Signore!». L'accoglienza del patriarca, la sua totale disponibilità verso di loro e la sua fede nella promessa di un figlio, nonostante ogni ostacolo umano, disegnano l'umile e forte figura di chi a ragione è stato considerato "padre nella fede". Tuttavia tanto Abramo, che li ospita presso la sua tenda di nomade, quanto i personaggi intravisti sono caratterizzati dall'essere in cammino. Così come è in cammino Gesù, nonostante la sosta presso Marta e Maria, che mostrano, ciascuna a modo proprio, la totale generosità e apertura di cuore verso di lui. Pur non sottovalutando i "molti servizi" prestati con amore da Marta, indicata come colei che "lo accolse nella sua casa", Gesù sottolinea la priorità dell'ascolto e il valore da dare alla qualità delle relazioni interpersonali, che richiedono un tempo proprio e modalità prioritarie per essere coltivate.
11/07/2010
LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - Il dialogo tra Gesù e il «dottore della legge» mette in evidenza innanzi tutto la difficoltà dell'epoca, e non solo di allora, nell'identificare il prossimo. Ma chi è «il prossimo» (plēsíon) ? Il termine greco, noto già ad Omero, indica ciò che sta vicino e traduce il concetto ebraico di chi rientra nella sfera della propria vita e, più in generale, di chi appartiene al proprio popolo, o in maniera più restrittiva, come a Qumram, di chi appartiene alla propria comunità. Il Nuovo Testamento riprende, invece, l'idea affermatasi all'epoca del ritorno dall'esilio, del prossimo non solo come il proprio simile, ma come colui che poteva diventare tale e doveva essere considerato tale, insomma come sinonimo di ogni uomo. Gesù aggiungerà che prossimo è anche il nemico. Se all'epoca della sua predicazione la discussione verteva ancora sull'identità del prossimo, ciò accadeva forse anche per disattendere l'obbligo dell'aiuto a persone al di fuori della propria cerchia.
|
|