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Sei in /Rubriche/La Locandina/Locandina 2010/FESTA DELLA TRIUNITÀ DIVINA 2010 (anno C)

Amore senza moderazione. Smodato, sregolato. Amore senza freni, senza misura, senza ritegno ...

LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - «Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura» (Gv 3,34). Questo versetto del Vangelo di Giovanni, pur variamente tradotto, è una buona base per il discorso sulla Trinità, la cui festa liturgica ricorre oggi. Concentra l'attenzione sul dono dello Spirito senza misura (ou ek metrou) che proprio Cristo ci dà. Egli infatti ci racconta la vera realtà del Padre che lo ha mandato e delinea l'identità dello SpiritoSanto. Ma potremmo dire che senza misura, perché sconfinato, è l'amore di Dio, è l'Amore che è Dio. Commentando la frase trovata in una chiesa, Charitas sine modo, don Tonino Bello scriveva: «È un latino semplice, che vuol dire: amore senza limite. Anzi, per essere più fedeli alle parole, bisognerebbe tradurre così: amore senza moderazione. Smodato, sregolato. Amore senza freni, senza misura, senza ritegno...». La festa della Trinità esprime la gioia di questa scoperta e soprattutto la contemplazione di questa realtà. Senza misura infatti è l'amore di quel Padre che, autolimitandosi, per far posto alla nostra libertà, ci ha creati accettando in anticipo ogni decisione umana, inclusa quella di eliminare il Suo Figlio, venuto ad annunciare il suo infinito amore. Senza misura è infatti la tenacia e la fedeltà con le quali proprio il Figlio arriva a celebrare sulla croce la sconfitta e la vittoria dell'amore. Senza misura è quell'amore reciproco che congiunge entrambi e li rende unici. Non si può pensare un amore maggiore di questo. Essendo un amore infinito, è anch'esso Persona divina, come il Padre ed il Figlio. Senza misura è allora la comunione tra loro: indivisa ed indivisibile, sicché pur essendo tre Persone, sono e restano l'Unica Realtà, da cui tutto ha origine e verso cui tutto ritorna.
(Nella foto: Affresco della grotta basiliana sottostante alla Statua del Redentore al Castello di Maratea. Si intravede il volto del Padre dietro il Cristo morente sulla croce che ci dona lo Spirito).

PREGHIERA
Un'antica chiesa contiene un messaggio
sulla Tua carità senza misura,
per la quale Tu, Dio beato, sussisti e con Te l'intera creazione.
Una grotta ancora più antica visualizza qui sull'aperto mare
i contorni pur sbiaditi dal tempo
di colui che Tu, Padre hai generato da sempre
e sulla croce hai sorretto: il Tuo Figlio,
che morendo ci dona lo Spirito.
Assistono in piedi a questo mistero d'infinita Grazia
Maria e Giovanni, i cui volti esprimono tracce
di contenuta sofferenza ed infinito stupore:
quello di chi può solo restare sorpreso
e dirti grazie, perché l'odio non Ti ha fermato,
ma ha solo moltiplicato all'infinito
la risonanza di quel profondissimo legame all'interno
della Tua vita trinitaria, facendo balenare con forza
il legame che deve esserci anche tra noi. (GM/30/05/10)

Vangelo di Giovanni (16, 12-15) - In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Romani (5,1-5) - Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

30/05/2010
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Affresco in una grotta basiliana di Maratea
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