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Morto Ciccio Martorelli: un comunista gentiluomo

Pubblichiamo l'articolo dedicato alla morte di Francesco Martorelli dal quotidiano CalabriaOra di ieri. Vogliamo così rendere omaggio ad una personalità di grandissimo spessore culturale e morale, autentico maestro di vita e difensore dei principi irrinunciabili di libertà, democrazia e giustizia. Un politico di primo livello, fra i padri nobili di una Calabria che improvvisamente si scopre orfana e priva di riferimenti certi, mentre imperversa la corruzione e il malaffare a tutti i livelli. (pgs)

COSENZA - Si può dire che la militanza antifascista di Francesco Martorelli inizia davvero in tenerissima età: durante la seconda guerra mondiale è la piccola vedetta mandata in avanscoperta a controllare se dopo l’ascolto carbonaro di Radio Londra con il padre e altri comunisti – davanti a casa ci fossero presenze “sospette” come camicie nere o forze di polizia. «Ma la rottura con il fascismo – raccontava spesso avvenne ad un’adunata del sabato pomeriggio: quel giorno non so cosa risposi a un capomanipolo, gettandogli un moschetto giocattolo fra i piedi a andando via. Mi raggiunse e mi prese a schiaffi facendomi la faccia gonfia: arrivato a casa raccontai a mio padre cosa mi era successo. Lui mi disse di togliermi la divisa, me la fece a pezzi e mi disse di non andarci più. Così feci».

La vita di Martorelli è costellata di aneddoti come questi: leggendaria l’audizione – in sede di commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo Eni-Petromin, primi anni 80 durante la quale Giulio Andreotti «arrossì a una domanda particolarmente ostica». Ciccio, il “senatore”, come era conosciuto a Cosenza, s’è spento ieri mattina nella sua casa, dopo una lunga malattia. A gennaio avrebbe compiuto ottant’anni. Una sola tessera, quella comunista, e un cursus onorum che dalla federazione cosentina e dal consiglio comunale porta a Palazzo Madama e attraversa la storia del Paese.

Deve la sua formazione di sinistra al padre Eugenio, giacobino e socialista di antico stampo, preside e latinista i cui libri furono adottati nei licei italiani. Ma nella sua crescita politica c’è un altro professore di latino e greco, Gino Picciotto, a capo del Pci cosentino quando Martorelli chiede di essere utilizzato in un ufficio della federazione: viene così accolto come responsabile legale di un ufficio politico-sindacale proprio nei tempi delle lotte per l’applicazione dei decreti Gullo sull’utilizzazione, da parte dei contadini, di terreni incolti o mal coltivati.

I padroni erano soliti rispondere con una denuncia per occupazione abusiva di terreni, il pretore condannava e il tribunale confermava la condanna. A quel punto occorreva passare dalla Cassazione. Per ogni condannato Martorelli stila il ricorso chiedendo l’annullamento della sentenza non costituendo il fatto più reato, proprio a seguito dei decreti Gullo. Siamo a metà anni 50: di fatto Martorelli, non ancora avvocato, inizia la professione dalla Cassazione.
Poi arriva la politica. Già nel 1953 era stata ventilata la sua candidatura alla Camera contro la “legge truffa”, che poi non scattò, ma non aveva ancora l’età minima (25 anni) per essere messo in lista. Sarà eletto consigliere provinciale, poi comunale a Cosenza e nel 1970 regionale nel primo consiglio calabrese, di cui occupò la poltrona di vicepresidenza. Vive i tumulti davanti al Cilea di Reggio dove – in pieno periodo “Boia chi molla” – viene presentato il nuovo statuto della neonata Regione alla cui stesura contribuisce; e ancora le minacce per le denunce dopo l’omicidio a Cetraro di Giannino Losardo. Di quei funerali resta uno scatto celebre per la sinistra calabrese, schierata attorno al segretario Enrico Berlinguer. E’ in prima linea anche dopo i delitti di Rocco Gatto a Gioiosa Jonica e del rosarnese Giuseppe Valarioti.

A Napoli per l’università, Martorelli aveva frequentato il circolo studentesco democratico Cultura Nuova, dove convivono marxisti e liberali. Un’altra tappa fondamentale nella sua formazione. Da una posizione sempre moderata, parteciperà attivamente ai dibattiti che scuotono la società, dai fatti di Praga del ’56 al G8 di Genova, quando invita a riflettere sui danni dell’«autorità degenerata in autoritarismo»; condanna la deriva del berlusconismo e commenta l’attualità politica in una serie d’interventi pubblicati da CalabriaOra fin dalla sua uscita (l’ultimo data 12 novembre ed è dedicato al fenomeno Obama).

Ma il suo nome è legato alla legge sulla confisca dei beni dei mafiosi (redatta con Pio La Torre, altra vittima di mafia negli anni di Losardo) e alla difesa, vittoriosa, a Catanzaro, dell’anarchico Valpreda poi scagionato per la strage di piazza Fontana; alla stesura del Codice penale militare per il tempo di pace. Ebbe insomma modo di farsi amare dall’elettorato comunista per le battaglie non certo parolaie che poté condurre anche grazie alla sua professione. Una ventina di libri all’attivo non solo d’argomento giuridico (fu pubblicata anche la sua tesi dall’argomento attualissimo «Autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario»), da presidente della Fondazione Guarasci e poi del Circolo Pisacane organizza seminari e dibattiti su laicità, questione meridionale e rivoluzione napoletana del 1799.

Con la sua morte si chiude un anno terribile per la sinistra cosentina in tutte le sue anime: dal comunista Peppino Verduci al socialista Cecchino Principe. Ora i riformisti hanno una voce autorevole in meno. Oggi alle 10 il feretro muoverà da casa (via Simonetta) per una cerimonia laica nel cimitero di Cosenza.

Fonte: CalabriaOra - (Eugenio Furia) 08 dicembre 2008

IL CORDOGLIO DI POLITICI E GIORNALISTI
COSENZA - Scompare «un testimone importante di una lunga pagina della vita politica e sociale della nostra città, della Calabria e del Paese» per il sindaco di Cosenza Salvatore Perugini. Il vicesindaco Franco Ambrogio ricorda gli anni della comune militanza politica e «la dirittura morale, la profondità di analisi e la dimensione ampia, non provinciale, dentro la quale sapeva inquadrare i problemi della realtà locale e della nostra regione. La visione di una società più giusta e più attenta ai bisogni dei deboli che Ciccio Martorelli ha sempre interpretato, resta un insegnamento».
I giornalisti Carlo Macrì, Gianfranco Manfredi, Pantaleone Sergi e Filippo Veltri, a nome dell’associazione Comunicando – Osservatorio per l’informazione, ne sottolineano «impegno civile, rigore, correttezza e sensibilità», «l’avversione più intransigente ai poteri criminali e la difesa dei più deboli» nella sua attività di avvocato penalista, protagonista come parte civile nei primi importanti processi alla cosche calabresi.

09/12/2008
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