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Soccorso dopo un terribile volo dal tetto della propria abitazione attende invano l'arrivo dell'elisoccorso. Pappaterra: "Vergognoso e inaccettabile!"

ORSOMARSO (Cs) - Mentre la Commissione regionale continua nel suo giro di visite nei diversi presidi ospedalieri calabresi, con tutto il corredo di dichiarazioni radiotelevisive e a stampa, annunci, precisazioni e distinguo da parte dei vari componenti, la cronaca ci riserva un nuovo ennesimo caso capitato a Orsomarso che fotografa perfettamente lo stato della sanità in Calabria. Il racconto-testimonianza lo affidiamo al Consigliere comunale Antonio Pappaterra la cui lettera è stata indirizzata, oltre che ai vari organi di stampa, anche al Governatore della Calabria Scopelliti.

«In Calabria succede! E non possiamo negarlo. Non si può nascondere questa triste realtà che nei momenti tragici della vita, inesorabilmente, quando accade, può colpire chiunque e ripetersi all'infinito, un po come è successo ad Orsomarso, un comune come tanti comuni dell'entroterra cosentino calabrese, in cui è vietato ammalarsi e non deve mai succedere di avere un incidente. L'altro Ieri, l'amico Franco Grimone è caduto dal tetto della sua abitazione, da subito i vicini e i familiari si sono allertati per chiamare un dottore e il 118 che sono intervenuti tempestivamente sul luogo dell'accaduto.

Purtroppo, però, l'ambulanza e l'ex medico di base di base in pensione che sono accorsi sul luogo dell'incidente, vista la gravità della situazione, avvertendo la necessità di ricoverare d'urgenza in rianimazione il malcapitato, allertavano l'unità operativa dell'elisoccorso. In attesa dell'elicottero che doveva partire dalla sede del 118 di Cosenza, o da Lamezia Terme, sempre supportato dall'ambulanza, l'infortunato veniva trasportato nel campo sportivo di Orsomarso, unico suolo in cui poteva atterrare il veicolo dell'unità operativa, ma dopo due ore di estenuante attesa, attraverso il mirabile appoggio logistico della locale stazione dei Carabinieri, i cittadini accorsi e il personale dell'unità di rianimazione, constatavano che l'elicottero che doveva arrivare per trasportare Franco nel più vicino reparto di rianimazione disponibile non arrivava e di conseguenza, congiuntamente con il comandante della stazione dei Carabinieri di Orsomarso, il maresciallo Angelo Marino ed il personale dell'unità di pronto soccorso nell'ambulanza, decidevano di trasportare d'urgenza la vittima dell'incidente all'ospedale di Cetraro e poi da Cetraro, nella serata, a Paola, perché, ironia della sorte, pare che l'ospedale non avesse un macchinario disponibile per fare la Tac e i controlli necessari per disporre di un quadro clinico completo della vittima dell'incidente. In poche parole, se la situazione di Franco Grimone, che dopo tre ore di attesa sul luogo dell'incidente e dopo un'intera serata ad attendere nei reparti, oggi si trova all'ospedale civile di Paola fuori pericolo di vita, si presentava in modo più grave sarebbe morto e non si può parlare certamente di fortuna e di normalità del caso, perché un caso del genere non può essere considerato normale in un paese civile.

E' inaccettabile da sotto tutti i punti di vista! Sia per l'elicottero che non è mai arrivato ad Orsomarso, sia per la chiara mancanza di infrastrutture e macchinari degni di una Sanità nell'alto tirreno cosentino ed in Calabria. Non basta, però, esternare la rabbia che scaturisce dal caso di Franco, di fronte a cose del genere bisogna che i cittadini alzino la testa e comincino a pensare veramente al futuro della sanità, perché in un modo o nell'altro questa mala-sanità alla fine verrà pagata dai più deboli. Occorre dirlo, senza offese, che se al posto di Franco Grimone, c'era Giuseppe Scopelliti, il governatore della Calabria, o l'ex governatore Agazio Loiero, ad Orsomarso sarebbero arrivati 4 elicotteri e non ci sarebbe stata nessuna estenuante attesa. Per questo è inutile nascondersi dietro parole grosse che parlano di rilancio della sanità calabrese, o di piani di rilancio sul territorio che alla fine non partono mai, soprattutto quando nei comuni come Orsomarso si è considerati cittadini di serie B, o quando ad un qualsiasi cittadino capita di avere un incidente e nell'ospedale più vicino non hanno i macchinari che funzionano.

Cari presidenti ed ex presidenti di tutte le organizzazioni dell'ambito sanitario diciamoci la verità: oggi si parla di debito della sanità regionale e di un piano di rientro che dovrà ripagarsi con i soldi dei cittadini calabresi, un debito che esce fuori a seguito di anni di clientelismo, favoritismi e raccomandazioni politiche nell'ambito sanitario e che di fronte ad una realtà senza presidio medico di base e guardia medica come Orsomarso, diventa ingiustizia sociale. Il caso di Franco ci dimostra che bisogna uscire dalle menzogne e ribadire con forza che alla nostra terra e alla nostra gente non servono ospedali che non funzionano e unità di pronto soccorso che non possono operare tempestivamente nel territorio, perché non hanno mezzi e presidi adatti a salvare la vita alle persone.

Per questo, cari Presidenti, non possiamo continuare più a considerarci vittime di un sistema che non è fondato sull'esigenza dei nostri cittadini, ma di conseguenza, solo sui numeri telefonici di potenti e conoscenti che operano nella sanità, soprattutto quando vi è l'esigenza di fare una lastra ad un amico che ha avuto un incidente e nei nostri ospedali, senza quella benedetta telefonata, si è costretti a fare file e trafile lunghe di 6 mesi. Venga "Beppe" a sentire i fatti delle nostre anziane e i nostri anziani che dimostrano ciò che affermo: Il nostro amico di Orsomarso è vivo per miracolo, ma se il trattamento che ha subito deve essere l'ulteriore debito da pagare sul debito stesso, tanto vale considerarsi Africa e chiamare i medici senza frontiere, almeno avremo ospedali di campo capaci di fare un quadro clinico senza interessi».

Antonio Pappaterra - Consigliere comunale di Orsomarso

18/09/2010
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