
ORSOMARSO - Sabato 6 giugno 2026 alle ore 20:30 a margine della festa organizzata per celebrare la vittoria della lista "Viviamo Orsomarso" alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio scorso, c'è stato il varo ufficiale dell'Amministrazione comunale di Orsomarso a trazione De Caprio, il Consigliere regionale supplente che si è speso personalmente nella competizione elettorale candidandosi nella lista a sostegno del sindaco uscente Alberto Bottone, già sua "creatura politica", che rischiava seriamente di soccombere sotto il peso di dodici anni di gestione amministrativa che ha lasciato molte ombre e pochissime luci.
Per rendere l'idea di quanto è avvenuto e fare le necessarie e legittime considerazioni, riprendiamo brevemente alcune fasi della prima assise cittadina insediatasi all'aperto, in Piazza Municipio, con la consueta mezz'ora di ritardo, che ha proceduto alla convalida degli eletti, la costituzione dei gruppi consiliari, l'elezione del presidente del Consiglio comunale e l'ufficializzazione della composizione della nuova Giunta, rigorosamente al maschile e in clamorosa violazione della norma che prescrive espressamente di garantire la rappresentanza delle donne.
Oltre alla scontata nomina a vicesindaco del neoconsigliere Giuseppe Campagna, il decreto di designazione dell'assessore esterno Nepita Francesco, di cui già si parlava da giorni, aveva suscitato disappunto e polemiche per l'atteggiamento di doppiezza mostrato dallo stesso che, secondo fonti ben informate, fino a due giorni dalla presentazione delle liste era in trattative con Simone Rienti di "Radici e Futuro" per candidarsi in quella compagine, con la prospettiva di entrare nella squadra di governo con l'incarico di assessore, se non addirittura di vicesindaco.
Ma c'è ancora di più, sono note a tutti infatti in paese le forti riserve e censure espresse anche negli ultimi mesi dallo stesso neoassessore nei confronti dell'Amministrazione comunale uscente e del sindaco Alberto Bottone, definito assolutamente inadeguato a ricoprire quella carica.
Non si riesce a capire quale possa essere stata la motivazione profonda di un cambio così clamoroso di atteggiamento. Ma anche in questo caso, c'è spazio per l'ironia popolare che sostiene si sia trattato di un autentico "miracolo di sant'antonio" che, tuttavia, non gli ha evitato l'appellativo poco lusinghiero di trasformista voltagabbana, se non addirittura di novello Scillipoti. Qualcuno ha anche richiamato il peggiore machiavellismo del "fine che giustifica i mezzi" che però, in questo caso, non ha niente a che vedere con l'interpretazione autentica del significato dato all'espressione attribuita al Segretario Fiorentino, il quale si riferiva a "fini nobili". E qui si fa un pò fatica a trovare la nobiltà del fine, a meno che non si consideri tale l'ottenimento dell'incarico di assessore.
Per quanto riguarda, infine, la mancata presenza della rappresentanza femminile in Giunta, per i comuni con meno di 3000 abitanti la legge prevede che il sindaco non possa ignorare il principio di parità di genere e che, in caso di mancata nomina di assessori donna, debba dimostrare e motivare adeguatamente l'impossibilità oggettiva di reperire disponibilità (anche tra esterni al consiglio).
Interrogato dal capogruppo di "Radici e Futuro" Simone Rienti, il sindaco Alberto Bottone ha comunicato di aver interpellato 10 donne di Orsomarso che hanno tutte "declinato l'invito", per cui a quel punto si è sentito in diritto di procedere con la nomina di una giunta monogenere.
Alla luce di quanto detto, il sindaco si è messo formalmente a posto. Tuttavia si tratta di capire se dimostrare di aver ricevuto un cortese diniego di 10 persone interpellate a sua discrezione, sia da considerare una "motivazione adeguata", in un paese dove vivono decine di donne in possesso dei requisiti richiesti per ricoprire il ruolo di assessore. Una questione che, com'è prevedibile, sarà la giustizia amministrativa a dirimere, alla quale il gruppo di minoranza consiliare sembra intenzionato a rivolgersi.
Note e approfondimenti - Parere del 05 luglio 2016: Rappresentanza di genere. Legge n.56 del 2014
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