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Domenica della Palme: Gesù è vero uomo e Figlio di Dio

LA LOCANDINA di don Giovanni Mazzillo - La domenica delle Palme è un giorno fondamentale per comprendere ciò che ci prepariamo a vivere in quella che è chiamata la “settimana santa”. Mai come in questo giorno è messa in risalto la messianicità di Gesù. Tra acclamazioni di giubilo e rami frondosi, tutti proclamano ciò che inizialmente solo gli spiriti nascosti e i ciechi riconoscevano, fino alla confessione di Pietro sulla strada di Cesarea di Filippo: «Tu sei il Messia di Dio!». Il figlio di Davide, espressione che ha lo stesso significato, è così festeggiato nel suo ingresso nella città di Gerusalemme, mentre siede con umile grandezza regale su un asinello, conformemente alla profezia di Zaccaria: «il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino» (Zac 9,9). I giorni seguenti ci mostreranno la natura e il prezzo di questa regalità messianica di Gesù. Il racconto della passione di oggi, che nel ciclo delle letture di quest’anno è quello di Marco, anticipa gli eventi della notte del giovedì e della giornata del venerdì. La narrazione, come sempre essenziale e diretta, tocca il suo punto culminante nella morte di Gesù. Sì, proprio del Messia, che in quell’attimo squarcia il velo del tempio, come per consentirne l’accesso a Dio ad ogni uomo, senza più eccezione di razza o di cultura, a cominciare dal centurione, che, vedendolo morire così, esclama: «Veramente quest’uomo era figlio di Dio!». Ecco il succo di tutto il Vangelo e di questa domenica: Gesù è vero uomo e Figlio di Dio. L’umanità lo porta a condividere la nostra morte nella forma di una delle sofferenze più atroci, ma la sua divinità donerà a noi tutti ciò che è in potere solo del Figlio di Dio: la vittoria sulla morte. Ma ciò sarà l’annuncio di domenica prossima. Oggi non ci resta altro che contemplare quella morte, come le donne che osservano da lontano, e vedere con stupore scendere la sera su quest’incredibile storia di sofferenza e di amore.

PREGHIERA
Che cosa sono questi colpi di martello
che odo da lontano, in questo brumoso mattino,
che sembra trattenere il respiro,
mentre intorno a me è come se angeli
d’improvviso intristiti versassero le stesse
nostre lacrime umane?
Dov’è andata la tua gloria, mio Dio?
E quei tronchi non sono tronchi di una croce,
sulla quale vorrebbero inchiodare
con il tuo il nostro sogno d’immortalità
e dire per sempre che contro
il dominio dei forti e dei fanatici
non è possibile nemmeno sognare?
Sì, quella croce tra poco s’alzerà,
ma con essa vibreranno più forti che mai
nel vento e nei secoli le tue parole
e quel tuo ultimo grido sarà quello di un Dio
che attraversa la morte,
scardinandone per sempre il potere! (GM/05/04/09)

Vangelo di Marco (Mc 11,4-11; 15,25-39) - Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!... Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

04/04/2009
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