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Solidali al Manifesto, con amore

INIZIATIVE - Mercoledì primo novembre il Manifesto ha parlato di Orsomarso. Ecco l'articolo di Riccardo Chiari pubblicato nella seconda pagina del giornale.

Occorre toccare con mano, vedere con i propri occhi, ascoltare e cercare di capire. Capire che il manifesto ha amici che gli vogliono un gran bene, che si fanno in quattro per aiutarlo a vivere.

A Carmignano, piccolo comune in provincia di Prato incastonato fra le colline, c'è Cosimo Regina pronto a mobilitare gli amici della casa del popolo per una «pizzata» a sostegno del giornale. Non è la prima iniziativa che Cosimo ha messo in piedi in questi mesi. A Orsomarso, nell'alto Tirreno cosentino, dove è nato e dove torna per le ferie d'agosto, ne ha organizzata un'altra. «Sono piccole cose, il manifesto le merita». Poche parole per dire tante cose. Mentre nella piccola casa del popolo, dove il servizio in pizzeria è ancora affidato a un gruppo di volontari che non mollano, per l'occasione è tornato al forno il vecchio pizzaiolo. Anche lui lo fa per il giornale. Risponde a quell'idea, a quei valori di mutuo soccorso che seppur a fatica continuano ad essere vivi. Si mangia e si beve (molto bene), e si parla. Ci si parla. Si discute di tavolo in tavolo della crisi del manifesto, della sua esistenza precaria, di come sia importante che il giornale sopravviva anche questa volta. Per restare ancora affisso, con la sua prima pagina, nella bacheca accanto alla porta d'ingresso della casa del popolo. Non è nostalgia canaglia, come non sono spiccoli i 210 euro raccolti a Orsomarso e quelli frutto della pizzata di Carmignano. Sono dimostrazioni di affetto, un rinnovato invito a continuare il viaggio.

Dal piccolo comune alla città capoluogo. A Prato vive un altro storico amico del manifesto, Paolo Balestri. E a Prato c'è una casa del popolo, il circolo Arci Zarini, che è diventata casa dei popoli Macondo, affidata a un gruppo di ragazzi e ragazze pronti a trasformarla in un pub non standardizzato. Un modello da seguire. Alla cena africana per il manifesto arrivano in tanti. Anche qui per dare una mano, per ritrovarsi insieme e raccogliere, come fanno Leonardo Bevilacqua e compagni, 215 euro di sottoscrizione da aggiungere alle centinaia che arrivano dalla cena. Ci sono i ragazzi e le ragazze dell'Arci, e i compagni della Cgil. Gli operai tessili come Fernando, che al manifesto vuole un bene dell'anima, e i giovani come Francesco, che a notte inoltrata riporterà a casa il cronista. La cena per sostenere il bene comune manifesto diventa anche l'occasione per raccontare, da chi li ha vissuti in prima persona, aneddoti legati al giornale e al suo collettivo. Racconti di un passato che appare meno tormentato dell'odierno presente. Paolo Balestri, vecchio azionista, è soddisfatto. E pensa già a come avviare la vendita dei cd del manifesto nella libreria Al Castello.

Un altro modo per dire di non mollare, di andare avanti, di continuare ad esistere.

Fonte: Il Manifesto
03/11/2006
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