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Nel parco del Pollino è allarme carbonchio

POLLINO - Nel parco nazionale del Pollino è ormai allarme carbonchio. Sarebbe stato proprio quest’ultimo infatti a determinare la moria di animali sia selvatici che domestici, a quanto pare soprattutto nei comuni del versante lucano dell’area protetta. E proprio la Regione Basilicata con un’ordinanza, la n. 4 del 15 settembre 2004, ha disposto i divieti e le misure di prevenzione, una vera cintura sanitaria creata attorno ai seguenti comuni lucani:
San Severino Lucano, Chiaromonte, Rotonda, Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferione, Francavilla sul Sinni, Episcopia e Lauria.
Il provvedimento potrebbe ben presto essere estesa al comune di Latronico e ad altri paesi del Parco. Gli animali la cui morte accertata è stata causata dal carbonchio, sono almeno un centinaio tra cui 70 bovini, 20 cavalli, 7 cervi, cinghiali, ovini ed altre specie ancora.
Per quanto riguarda i 7 cervi, si tratta di esemplari importati due anni fa dall’Austria sulla base di un progetto di reintroduzione promosso dal Ufficio conservazione dell’Ente parco in collaborazione con l’Università di Siena. Ad essi era stata attribuita la diffusione del virus del carbonchio, notizia che però era stata categoricamente smentita dal dottor Bruno Romanelli, consulente veterinario del Parco, il quale ha voluto comunque rassicurare le popolazioni sul fatto che il carbonchio pur se mortale per gli animali, non costituisce pericolo per l’uomo che potrebbe restarne contagiato procurandosi ferite al cospetto di animali infetti, o maneggiandone la carne.
«Occorre evitare qualsiasi allarmismo – afferma Romanelli – e precisare che il cordone sanitario ha riguardato i comuni lucani del Parco dove si sono verificati i casi di carbonchio con la morte degli animali. In quei comuni è stata disposta la vaccinazione di tutti gli animali sani, che comunque non possono essere spostati per almeno 15 giorni, neanche e soprattutto se destinati alla macellazione».
Per quanto riguarda i cervi vivi, essi vengono monitorati 24 ore su 24 da parte dei ricercatori dell’Università di Siena che sono anche impegnati in un progetto di ecologia e conservazione del capriolo del capriolo del Parco del Pollino.
Andando nel dettaglio dell’ordinanza della Regione Basilicata, essa vieta la caccia e la pesca, la raccolta di funghi ed altre attività sul territorio montano, proprio per evitare la diffusione delle spore dei batteri del carbonchio, tramite calpestio.
Nel precisare che, comunque, il fenomeno carbonchio è sempre esistito negli allevamenti e nei pascoli calabro-lucani, le autorità sanitarie preposte fanno sapere anche che le vaccinazioni anticarbonchio vengono regolarmente eseguite, oltre ai prelievi e alle analisi di routine fatti agli animali. Per cui si tende a ribadire che il fenomeno al momento è stato circoscritto anche se il livello di attenzione è sempre alto, principalmente per quanto riguarda la fauna selvatica per la quale i controlli sono molto più problematici.
(san.pio.gio.)
02/10/2004
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