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Gli ex Lsu del parco prendono l'iniziativa

ORSOMARSO - Nonostante la tensione e l’esasperazione dovuta alla mancata retribuzione delle ultime quattro mensilità, i lavoratori ex L.S.U. del Parco Nazionale del Pollino, dimostrano di avere le idee chiare su quello che dovrà essere il loro futuro e di quello del parco più in generale. È questo il dato emerso dai contatti avuti con alcuni componenti del gruppo che opera sul versante tirrenico dell’area protetta; essi hanno fatto riferimento in particolar modo ai contenuti delle linee progettuali di cui gli organismi istituzionali preposti alla riformulazione del nuovo progetto di stabilizzazione, dovranno tener conto.
“Siamo a conoscenza – affermano in un comunicato – del fatto che esiste la disponibilità di fondi, ma che a causa di un cavillo burocratico, sono bloccati presso la Regione Calabria. Continuiamo a lavorare nella precarietà più assoluta, consapevoli del fatto che i tempi stringono e rimane ancora poco per riformulare un progetto che sia produttivo e garantisca un futuro certo e duraturo ai 338 lavoratori del Parco nazionale del Pollino. Ci auguriamo che il nuovo progetto scaturisca da un’attenta analisi di quelle che sono le esigenze del territorio, al fine di poter esplicare un tipo di servizio utile alla crescita e allo sviluppo dell’intera comunità.
Riteniamo che il nostro impiego dovrà riguardare ancora il Parco nazionale del Pollino, perché è all’interno di questo Parco che ci siamo formati ed abbiamo acquisito, in dieci anni, esperienza nella gestione delle Aree naturali protette. Non siamo d’accordo – proseguono gli ex Lsu del versante tirrenico del parco – con chi ritiene che 338 unità, tra Calabria e Basilicata, siano troppe per la gestione di un territorio la cui estensione supera i 192 mila ettari.
Un territorio in cui quasi tutto è da organizzare. Ci riferiamo ai servizi turistici, alla gestione dei Centri visita e dei Punti parco, al ripristino e alla manutenzione dei sentieri. Ci riferiamo altresì alla produzione dei prodotti tipici ed artigianali, con particolare attenzione a quelli una volta presenti, ora scomparsi; alla loro promozione, valorizzazione e commercializzazione. Riteniamo possibile e necessaria la gestione di strutture ricettive, quali i rifugi attualmente quasi completamente inutilizzati, gli ostelli, il servizio di trasporto con minibus, di assistenza ai fruitori del Parco e logistico in genere.
Ci auguriamo – concludono – che alla stesura del progetto partecipino anche i Sindaci dei comuni interessati, in maniera tale che si arrivi alla formulazione di un programma organico che ci metta in condizione di esplicare al meglio le nostre funzioni, evitando forme di assistenzialismo, restituendoci invece, definitivamente, la nostra dignità”.
(san.pio gio.)
26/04/2005
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