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Orsomarso. Dal Movimento Comune Popolare piovono critiche all'Amministrazione De Caprio

ORSOMARSO - Dopo un lungo periodo di silenzio torna a far sentire la propria voce il Movimento Comune Popolare che, con una nota politica alquanto articolata, pacata nei toni ma puntuale su molte questioni, critica decisamente l'attuale compagine amministrativa guidata da Antonio De Caprio, eletto a furor di popolo nella primavera del 2014. Gli addebiti sono numerosi e vanno dalle questioni generali riguardanti la mancanza di democrazia partecipativa nelle scelte adottate, a inefficienze specifiche su alcuni servizi al cittadino che il MCP ritiene essenziali per continuare a vivere e lavorare a Orsomarso. Particolarmente incisiva l'accusa di aver operato un sensibile aumento delle tasse a carico della cittadinanza, il tutto condito da una velata ironia contenuta nel titolo che richiama una nota canzone dei gloriosi anni Settanta del secolo scorso.

Ecco di seguito il testo integrale del documento diffuso domenica scorsa nel piccolo borgo dell'entroterra alto tirrenico.

«FACCIAMO FINTA CHE VA TUTTO BENE...
Forse qualcuno ricorderà una canzone di Ombretta Colli che diceva "Facciamo finta che tutto va ben, tutto va ben. Facciamo finta che tutto va ben". Oltre ad essere particolarmente ironica e orecchiabile, sembra decisamente appropriata per descrivere il momento orsomarsese, con l'amministrazione comunale ancora in luna di miele elettorale.
Quasi diciotto mesi dall'insediamento sembra essere un tempo ragionevolmente adeguato, se non per valutare appieno l'operato, almeno per indicare la tendenza operativa dell'Amministrazione comunale, che fino ad oggi ha avuto la migliore occasione per esprimersi, agendo in tranquillità, praticamente senza pressioni politiche, beneficiando di un consenso e di una disponibilità popolare quanto più desiderabile, di cui nessuno dei predecessori ha goduto. Un tempo fisiologico anche ai cittadini per cominciare forse a valutare in modo leggermente più sereno e disilluso, nel fare i conti con le immancabili questioni della propria quotidianità, il grado di adesione della nuova compagine amministrativa alle aspettative che aveva proclamato.
A dir la verità forse è inopportuno persino parlare di compagine, visto che quello che si nota è proprio l'assenza di una squadra. Il sindaco è l'uomo solo al comando, probabilmente coadiuvato da qualche consigliere di fiducia; non tra gli eletti, i quali si sono rivelati superflue comparse ovvero componenti del tutto assenti, rispettando quelle che erano le previsioni di una squadra fatta per vincere le elezioni e non per governare collegialmente.
Quella che doveva essere la non meglio precisata "amministrazione condivisa" si è quindi ridotta a tutt'altro. Delle questioni pubbliche non c'è discussione in Consiglio - praticamente non si registrano interventi di consiglieri di maggioranza né relazioni di assessori -; non abbiamo mai saputo l'indirizzo che ha avuto la maggioranza comunale nella determinazione del nuovo consiglio provinciale; non c'è traccia di funzionamento di Commissioni consiliari tematiche né di utilizzo di altri canali di partecipazione popolari. Eppure il funzionamento partecipativo esplicato attraverso le forme istituzionali è fondamento di democrazia e trasparenza. Per noi era essenziale ripartire da lì, perché la forma istituzionale è sostanza democratica, e una buona impostazione amministrativa rappresenta il presupposto più importante di cambiamento. Quando invece la partecipazione è intesa come rapporto individuale con l'uomo solo al comando, quando invece del confronto si preferiscono monologhi, quando alle sedi istituzionali preposte si preferisce l'ambone della chiesa, allora non si può trattare certo di amministrazione condivisa; si tratta al massimo di amministrazione consociata.
È del tutto plausibile dunque che in amministrazioni consociate e poco trasparenti si verifichino episodi poco comprensibili. Ne è un esempio quella che era stata avanzata come necessaria pulizia dei boschi, a tutela della sicurezza dell'abitato ma con annessa regalia del legname prodotto. Garantire la sicurezza pubblica è un dovere non rinviabile da parte del Sindaco, e perciò non si capisce perché mai la pulizia dei boschi poi non sia stata fatta, additando a causa i rilievi espressi dalle opposizioni e dai cittadini consapevoli.
Al di là di qualche siparietto estivo e di qualche iniziativa che sa più di esteriorità che di utilità, il metodo della rappresentazione è stato l'unico a tenere banco in opposizione all'urgenza della concretezza verso temi sensibili per il territorio e per la popolazione. Una gestione degna di questo nome della Valle del fiume Argentino è stata praticamente assente; la sempre precaria situazione di copertura sanitaria di base, la possibilità di avere uno sportello bancomat, l'installazione di punti luce e la manutenzione di molte stradine periferiche sono questioni rimaste al palo e piccola sollecitazione rivolta ad altri Enti relegata, letteralmente, a lettera morta.
Nelle contrade di Orsomarso la situazione sembra essere radicalmente cambiata: attenzione, non è cambiata la situazione delle strade, la quale è rimasta esattamente come prima; ad essere cambiata è solo l'animosità di quelle associazioni che prima parevano leoni contro i responsabili politici - diretti o indiretti - del degrado del territorio, mentre oggi sono gattini che fanno le fuse e che mostrano quanto sia più importante occupare qualche posto amministrativo invece che rispondere alle necessità dell'abitato.
Mentre i comuni confinanti si connettono, Orsomarso si consolida come paese isolato. La qualità della rete internet è francamente scandalosa e, a fronte dei costi che le famiglie pagano alla Telecom/Tim, un'amministrazione attenta avrebbe già intrapreso una class-action per il riconoscimento di condizioni di equità. Avere una connettività internet inservibile rende difficile o impossibile vivere, studiare o lavorare a Orsomarso, per giovani, persone che si informano e professionisti. E l'inefficienza si espande ad altri settori: a Orsomarso è una impresa servirsi alla posta o fare una ricetta dal medico, perché internet non funziona.
Quando un anno fa chiedemmo al sindaco di verificare e attivarsi con urgenza in merito all'assenza di programmazione per la realizzazione di infrastrutture per la rete internet, venimmo ancora una volta scherniti: ci fu riproposta come buona una informativa di Infratel che conteneva lampanti contraddizioni che noi facemmo immediatamente notare; volevano essere un contentino per chi superficialmente si ferma ai titoli, e apprezza lettere che nella sostanza dicono una cosa e il suo contrario. Da aprile 2015 sono a iniziati i lavori per l'estensione della velocità di connessione quasi dappertutto: a Orsomarso, dove il servizio non raggiunge nemmeno i livelli minimi di qualità, qualcuno ha visto muoversi qualcosa? Medesima situazione per quanto riguarda il potenziamento del pessimo e instabile segnale televisivo, oppure di quello che il sindaco a febbraio scorso spacciava come "imminente estensione del segnale Vodafone al nostro borgo"? Qualcuno lo ha captato?
Se consideriamo quel poco che invece è stato effettivamente avviato, non possiamo non attribuirlo anche all'attività dell'amministrazione precedente: quella oggetto del refrain accusatorio del sindaco, la quale avrebbe fatto trovare disastri e montagne di debiti. E ci potremmo anche credere visto che le accuse non sono state mai smentite dai diretti interessati. Quello però che è ancora più certo è il volume dei debiti contratti in particolare da questa Amministrazione: centinaia di miglia di euro, spesso usati un modo piuttosto disinvolto per attività di dubbia utilità (dalle sagre al supporto informatico da parte di discutibili società). Soldi pubblici che è facile spendere, e quando si spende sono tutti contenti, ma che sarà molto più difficile recuperare.
E sul tema del recupero, i cittadini stanno già avendo un primo assaggio, facendo fronte al sensibile aumento delle tasse locali deciso dall'Amministrazione. Orsomarso ha sempre avuto le sue difficoltà, ma la sua popolazione che vive con poco, almeno aveva potuto godere di una pressione fiscale minima. Oggi sembra che anche questo aspetto si converta in negativo per Orsomarso: un Comune senza programmazione, senza servizi e per di più costoso. Quando si dice di voler ripopolare il paese si dovrebbe a dir poco cercare di evitare le strade che invece incentivano lo spopolamento.
Ma cosa volete che sia. È giusto che la più votata Amministrazione comunale si esprima per quello che è capace di fare. Quindi, diciamo che va tutto bene. O almeno, facciamo finta che va tutto bene. Anche perché sarebbe facile lamentarci già adesso, visto che è stata solo la primavera».

Orsomarso, 25/10/2015 - MOVIMENTO COMUNE POPOLARE
In consiglio comunale con Simone Rienti

 

26/10/2015
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