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Goletta Verde: bene il mare, le foci inquinate

MARE - Goletta Verde di Legambiente promuove le acque di balneazione del versante tirrenico calabrese. Mare Blu nel 94% dei punti campionati, inquinato nel restante 6% dei prelievi effettuati. Codice rosso per le foci dei fiumi. Cemento in riva al mare e depurazione le note dolenti della Regione. Acque cristalline lungo tutta la costa calabrese. Eccezione fatta per Villa S. Giovanni, sul versante tirrenico, e Melito di Porto Salvo per quello ionico. Allarmante, invece, la situazione delle foci dei fiumi, immancabilmente inquinate. Questi i risultati emersi dal monitoraggio sulle acque di balneazione della regione realizzato da Goletta Verde, la campagna di analisi e informazione sullo stato di salute del Mare Nostrum firmata Legambiente e realizzata con il contributo di Vodafone Italia, Italgest Mare e la collaborazione del ministero dell'Ambiente e tutela del Territorio e del Mare.

«Anche quest'anno - ha dichiarato Franco Saragò, Segreteria Legambiente Calabria - a conferma delle nostre varie denunce, dai campionamenti di Goletta Verde emerge una situazione di grave sofferenza nei pressi delle foci dei corsi d'acqua delle coste Vibonesi e degli Dei. Altre sofferenze sono evidenti anche nei pressi dei punti di scarico di alcuni depuratori. Ciò a testimonianza che il vero tallone d'Achille dell'inquinamento marino continua a essere una depurazione del tutto deficitaria». In generale, dai risultati delle analisi sulle acque di balneazione effettuate dai biologi di Goletta Verde, le condizione del mare calabrese appaiono sostanzialmente buone.

Ma, nonostante il quadro positivo, non bisogna assolutamente abbassare la guardia, tanto più che questi risultati sono stati condizionati in positivo da una presenza turistica ridotta. Sull'attribuzione delle Vele della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano assegnate alla costa Vibonese registriamo, ha proseguito Franco Saragò «una sostanziale stabilità, ma se confrontata con le valutazioni degli ultimi anni si evidenzia un calo generale, segno evidente di scarsa attenzione verso politiche di valorizzazione e riqualificazione del territorio. Apprezzabile, invece, lo spunto offerto dalla legge regionale che ha previsto l'istituzione di cinque nuove aree marine protette e che dovrebbero essere da stimolo per le amministrazioni locali per autentiche politiche di protezione del territorio costiero. Aree tutelate che, come tutti i parchi, rivestono un ruolo fondamentale nella tutela e valorizzazione degli ecosistemi interessati e nella salvaguardia della biodiversità. Le Amp, inoltre, sono per la Regione un'occasione unica per il rilancio di un turismo di qualità e di una politica attenta ai delicati ecosistemi marini, che Legambiente non può non apprezzare e sostenere».

Sul versante tirrenico superano l’esame dei prelievi, effettuati la scorsa settimana, Praia a Mare, Scalea, Diamante, Cetraro, Amantea, Gizzeria, Nicotera, Ricadi, Tropea, Pizzo Calabro, Joppolo, Palmi, Bagnara Calabra e Scilla. Fortemente inquinato il tratto del litorale sud di Villa San Giovanni. Su quello jonico nessun problema in provincia di Crotone, precisamente a Isola Capo Rizzato, Crotone e Cirò Marina. In provincia di Reggio Calabria, invece, l’esame è superato nei tre punti prelievo di Reggio città, cosi pure a Motta San Giovanni, a Bova Marina, a Brancaleone, a Locri, a Siderno e a Caulonia. Per quanto riguarda la provincia di Cosenza, Rossano e Roseto Capo Spulico hanno avuto il via libero di Goletta Verde.

Se dal mare calabrese non arrivano allarmi, a preoccupare, e molto, sono le foci dei fiumi. Sul versante tirrenico, tre su quattro sono risultate gravemente inquinate e una leggermente inquinata. A far schizzare alle stelle i valori degli indicatori microbiologici analizzati sono state le foci di Lao (Cs), Turrina (Cz) e Mesima (Rc). Leggermente inquinato, invece, la foce di un canale a Bivona (Vv). Seppur non balneabili per definizione, le foci sono state prese in esame perché rappresentano un indicatore fedele della buona o cattiva depurazione. Assolutamente speculare alla situazione del versante tirrenico, anche lo stato di salute delle acque di balneazione della costa jonica della Calabria. Dove diciassette campioni analizzati su 18 sono risultati puliti, mentre il diciottesimo è uscito inquinato. Ancora: due delle quattro foci prese in considerazione sulla costa orientale della Regione sono risultate gravemente inquinate e una leggermente inquinata, mentre l'ultima non ha fatto registrare parametri oltre i limiti di legge.

«I risultati delle analisi riscontrati da Goletta Verde - ha sottolineato Nino Morabito, presidente Legambiente Calabria - evidenziano una situazione pressoché stazionaria rispetto agli anni precedenti. A parte qualche variazione puntuale si può dire che permane il generale forte deficit depurativo che denunciamo da anni. Infatti sono gravi le situazioni riscontrate su tutti i fiumi analizzati, che rappresentano una percentuale significativa, ma non esaustiva, dei corsi d'acqua calabresi. Soprattutto lungo i litorali di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria che la situazione delle foci è da codice rosso. E tutto questo carico di inquinamento microbiologico si riversa direttamente in mare. Segno di interventi di depurazione molto carenti, che richiedono la massima attenzione e iniziative non più procrastinabili. Proprio su questo aspetto si gioca una delle scommesse sul futuro di questa Regione. Come se non bastasse l'inquinamento arriva in un territorio già ingiuriato dal cemento abusivo in riva al mare. Alle parole devono seguire i fatti: chiediamo all'Amministrazione regionale di prendere una volta per tutte provvedimenti seri per risolvere i problemi della depurazione e dell'inquinamento dei fiumi e del cemento in riva al mare».

«Se la purezza delle acque non rappresenta un problema quest'anno - ha aggiunto Nunzio Cirino Groccia, Segreteria nazionale Legambiente - lo stesso non si può dire per le tante piaghe legate al cemento in riva al mare. Palafitta, Trenino, alberghi di Fiuzzi e Pennello sono solo alcuni degli ecomostri che continuano a fare bella mostra di se in riva al mare, in sfregio a qualsiasi ipotesi di utilizzo corretto dello straordinario patrimonio costiero calabrese. Insieme al cemento sulla spiaggia ci preoccupa l'elevato numero di infrazioni accertante contro l'ambiente marino e costiero. Vista la diffusione endemica del cemento lungo le spiagge e in attesa dei piani strutturali comunali, ci aspettiamo un segnale chiaro dalla Regione, attraverso l'approvazione di una moratoria sul cemento che vieti qualsiasi edificazione all'interno dei 700 metri dalla battigia».

Fonte: calabriaora.it - 29 luglio 2008
30/07/2008
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